Sicurezza
Il destino tragico di Jonathan: è morto come suo padre
I funerali del ventottenne di Massarosa stroncato da un malore mentre si allenava in palestra a Viareggio si svolgeranno dopo l'autopsia disposta dal magistrato. Il padre fu ucciso da un infarto in età ancora giovane. Lo strazio degli amici
MASSAROSA. Il destino ha raggiunto il figlio, dopo essersi già preso il padre. È una tragedia nella tragedia, quella vissuta dalla famiglia di Jonathan Fornari. Dopo aver perso anni fa il padre, stroncato da un attacco cardiaco, anche Jonathan a soli 28 anni è stato vittima di un malore che lo ha preso e portato via in pochi minuti. Mentre stava facendo quello che amava, assieme all’adorato e inseparabile fratello minore Christian: allenarsi per gareggiare. E vincere.
Ed è stato proprio il cuore, con ogni probabilità, ad aver tradito quel fisico asciutto da campione di arti marziali. Sarà l’autopsia che verrà eseguita all’ospedale Versilia a stabilirlo. Dopo l’esame, ci sarà il via libera alle esequie che dovrebbero tenersi venerdì 19 dicembre.
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Intanto gli amici e tutta la comunità di Massarosa - a partire da Bozzano - si stringe attorno alla famiglia Fornari. Al fratello Christian, 22 anni, e alla madre che in questo momento si sentono travolti da un’onda di dolore.
«Jonathan era un ragazzo eccezionale, uno tutto d’un pezzo: non beveva e non fumava», afferma il suo istruttore Gionata Gensini. Gensini è presidente dell’associazione sportiva “No fight no life” di via dei Peecchi a Viareggio. Nella cui sede, martedì sera intorno alle 21, è avvenuta la tragedia. «Era appena finito l’allenamento - afferma - stavamo facendo stretching e lui ha detto: “Sono un po’ stanco, mi metto a sedere”. Il tempo di abbassare e rialzare lo sguardo, e lo abbiamo visto accovacciarsi. Pensavamo che avesse inghiottito il paradenti, e che avesse difficoltà a respirare. Ma poi abbiamo capito che la situazione stava precipitando. Gli abbiamo fatto il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, chiamando in contemporanea il 118 che è stato velocissimo». Ma purtroppo non è bastato per salvare il ragazzo.
La tragedia è avvenuta proprio nella palestra dove Jonathan aveva trovato una dimensione da campione sportivo. Tanto da raggiungere diversi riconoscimenti nelle discipline marziali miste. «L’ho conosciuto 3 anni fa, quando ha iniziato ad allenarsi con noi - dice Gensini - Dava sempre il massimo, qualunque cosa facesse. Dal lavoro di falegname alle sua passioni: la caccia e soprattutto le arti marziali miste. Sapevo che era monitorato costantemente, dato quello che era successo a suo padre: faceva due controlli all’anno al cuore, più la visita medico-sportiva che aveva sostenuto 4-5 mesi fa. E che aveva superato. Non posso credere che sia andata così».
Anche la Misericordia di Stiava, di cui Jonathan era volontario - andava sulle ambulanze assieme al fratello - tiene a ricordarlo. «Non è retorico dire che un ragazzo come lui si merita tutto il nostro affetto e il nostro omaggio - afferma il presidente della Confraternita Alberto Ramacciotti - sia Jonathan che Christian hanno sempre mostrato grande disponibilità e passione». Sulla pagina Facebook della Misericordia viene salutato come “guerriero”. Un omaggio alle sue vittorie da atleta, ma anche da uomo. Dopo la morte del padre, avvenuta quando erano piccoli, si era preso cura del fratello come un genitore. Una prova di coraggio che è rimasta scolpita nella memoria di chi lo ha conosciuto. E in tanti lo omaggeranno sia domani che in futuro: alla “No fight no life” pensano già a un torneo in suo onore.
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