Sicurezza
Gli amici di Manu: «Fermati, così lo uccidi»
Le drammatiche sequenze della tragedia nel racconto dei testimoni agli inquirenti
VIAREGGIO. È anche grazie alle dichiarazioni degli amici che si trovavano con Manuele Iacconi e Matteo Lasurdi la notte di Halloween che la polizia è riuscita a ricostruire con dovizia di particolari la dinamica di quanto accaduto in via Coppino.
Diego Duccini, il 31 ottobre, era alla guida della Fiat 500 di Manuele Iacconi. Intorno alle 2 di notte, usciti dal Club Nautico dove avevano trascorso la serata per recarsi a Lido di Camaiore, Duccini racconta di aver imboccato la via Coppino per uscire dalla Darsena. «Di fronte alla piadineria da Bruno - dice agli inquirenti - ho notato un giovane che si trovava in mezzo alla carreggiata e che smanacciava. Ho rallentato e l’ho schivato. Nel frangente lui ha urlato qualcosa ed Emanuele, che aveva il finestrino aperto, gli ha urlato qualcosa. Io ho proseguito la marcia ma una ventina di metri dopo sono stato costretto a fermarmi perché vi era una colonna di auto in sosta al semaforo. A quel punto Manuele e Matteo hanno continuato ad urlare e al giovane sulla strada se ne è aggiunto un altro. Tutti e due si sono diretti verso la nostra macchina». Poi prosegue: «Io, Emanuele e Matteo siamo scesi dalla macchiana e abbiamo avuto una serie di spintonamenti ed offese con i due ragazzi (che non sono però i due minorenni arrestati, ndr). Sembrava tutto finito e stavamo per risalire in macchina. Ma mentre stavo salendo la lite si è improvvisamente riaccesa e i miei amici hanno nuovamente battibeccato. Sono sceso ed ho notato uno dei due giovani che colpiva entrambi i miei amici con pugni diretti al volto, facendoli cadere entrambi a terra». È a quel punto che entrano in scena i due diciassettenni arrestati. «Ho visto arrivare altri giovani, tutti maschi, che avevano dei caschi in mano». Uno ha cercato di colpire il Duccini che però è riuscito ad evitarlo e a scappare. «Questo allora è tornato indietro e giunto all’altezza dei miei due amici, che erano ancora a terra, con il casco ha colpito più volte Manuele al capo».
Fra le testimoni oculari anche Silvia Botti che, insieme al fidanzato Niccolò Cima, si trovava su una macchina che seguiva la 500 guidata da Diego Duccini dove si trovavano Manuele e Matteo. Scesa dall’auto dopo aver capito che stava succedendo qualcosa di grave, la ragazza racconta di aver visto «Matteo che era a terra e che veniva colpito con dei calci da un giovane. Manuele correva verso di me ed era inseguito da un ragazzo che lo colpiva e lo faceva cadere a terra. E una volta a terra lo stesso lo colpiva più volte con un casco. Sono intervenuta ed ho gridato: “Ti prego smettila, lo stai uccidendo”. A quel punto si è avvicinato un altro degli aggressori che invece era più calmo e faceva di tutto per far allontanare il suo amico».
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