Il Tirreno

Versilia

UNA FOTO, UNA STORIA

Il commento - Il dito medio del ragazzo accusato di omicidio: un inutile gesto di sfida

di FABRIZIO BRANCOLI
Il commento - Il dito medio del ragazzo accusato di omicidio: un inutile gesto di sfida

Dall’auto della polizia uno dei due ragazzi arrestati per l'omicidio di Manuele Iacconi alza il dito medio: perché lo fa? Sfrontatezza e sfida: è la maschera di chi avverte che il sipario si chiude

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Dal sedile posteriore di una gazzella della polizia, uno dei due minorenni arrestati per aver ucciso Manuele Iacconi vede i fotografi e lancia un messaggio al mondo: alza il dito medio della mano destra. Con quel gesto ci offende e in qualche modo ci parla, anche se non possiamo capire che cosa ci stia dicendo. Le foto fermano gli istanti e certi istanti possono diventare molto lunghi.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10507894:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2014/12/16/news/arrestati-due-minorenni-per-la-morte-di-iacconi-1.10507894]]Pugni, minacce, sputi. Sguardi di sfida. Grida. Sorrisi beffardi. Oppure, per contro, testa china, disperazione, mani sul volto, lacrime, rassegnazione; e una strana serenità. O, ancora, espressioni sincere di innocenza. Quando la cronaca irrompe nel momento di un arresto, la reazione della persona che finisce in carcere è imprevedibile. Vediamo scene di ogni genere, dal mutismo alla rabbia, dalla paralisi all'esagitazione. E non c'è una regola, la reazione prescinde dal tipo di reato, dall'età della persona, dalla gravità, dall'esperienza stessa.

A Viareggio questo ragazzo è accusato di una cosa terribile. Insieme ad altri complici avrebbe massacrato di botte Manuele, trentaquattro anni, dopo una lite banale a un incrocio, in Darsena. Prima il coma, poi la morte. Una violenza raggelante quanto immotivata, un'esplosione senza innesco. Da quel giorno - che poi era una notte, quella di Halloween, per un atroce gioco del destino - Viareggio chiede giustizia e si interroga sul rapporto, così sconcertante, tra la banalità del movente e la barbarie della conclusione.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10508468:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2014/12/16/news/e-uno-degli-arrestati-se-ne-va-mostrando-il-dito-medio-1.10508468]]Alza il dito medio contro chi lo guarda e lo inquadra; la sua nemesi è fuori da quell'abitacolo, dall'altra parte del finestrino; sono quelli senza manette. Escluso il suo microcosmo di alleanze criminali e di regole da banda, siamo tutti nemici da irridere e sfidare. Quanta debolezza c'è, in quel gesto di falsa sicurezza. E quanta paura, il terrore di aver aperto il sipario su un nuovo atto teatrale della sua vita, improvvisamente ribaltata, dai piccoli codici del gruppo di periferia alle grandi conseguenze di un omicidio in associazione per delinquere.

Dietro quel finestrino e quel dito scorgiamo una persona perduta nelle sue stesse liturgie da teppista. Avvertiamo la tensione di chi realizza che la vita gli sta presentando un conto. Quello che gli sembrava un film diventa una realtà cruda e oggettiva. In quel gesto c’è una improvvisa, irrimediabile solitudine. È la condizione che vivrà da ora in poi.

@fbrancoli

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