Il Tirreno

Versilia

Quando Sergio Bernardini inventò il S. Silvestro in tv

Corrado Benzio
Sergio Bernardini insieme a Mina
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Sergio Bernardini insieme a Mina

Sessant'anni fa il più grande impresario italiano rilevava la Bussola di Focette. E da allora il modo di fare spettacolo è cambiato...

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VIAREGGIO. Chissà che giorno della settimana era quel 21 dicembre del 1954. Di sicuro un giorno che ha cambiato la storia della Versilia ma anche del divertimento in Italia. È il giorno di 60 anni fa quando Antonio Bernardini detto Sergio (da quel giorno firmerà sempre così), giovane impresario di locali in Versilia, si presentò nell’ufficio di Alpo Benelli. Lui era il capo di una celebre famiglia di imprenditori pratesi. Ai Benelli apparteneva la Super Iride Prato. Talmente famosa e ricca che negli anni Sessanta arrivò a sponsorizzare il «Balla balla», celebre trasmissione yeyé trasmessa da Radio Montecarlo. Non solo. La Ruggero Benelli Superiride Prato produceva i caroselli (1964) in cui pubblicizzava la cera Liù.

La vendita. Ma non divaghiamo. Quel 21 dicembre del 1954 Alpo Benelli vende a quel ragazzone nato a Parigi ma figlio di gente di Marginone (Altopascio) la Bussola. È un night che si trova sul mare davanti a Focette, piccola località marina nel Comune di Pietrasanta. Èstata inaugurata nel 1948, è molta bella, progettata da un architetto di grido, Maurizio Tempestini. Ma non è mai decollata. Focette è una landa desolata fra Viareggio e il Forte.
Bernardini è il re delle notti di Viareggio. Sua la Capannina del Marco Polo, dove il successo è talmente grande che deve chiedere le sedie al priore di San Paolino. Suoi tanti altri locali. Bernardini tira fuori 60 milioni di lire dell’epoca (pagabili però in tre anni) e si prende la Bussola. Lo scopo di Benelli è chiaro e lo esplicita al futuro scopritore di Mina: «La Bussola deve lanciare la zona. Io ho terreni da valorizzare». Tutto scritto nero su bianco in «Non ho mai perso la Bussola», libro di memorie scritto nel 1987 da «Bernardo» con il grande aiuto di Marco Bernardini, nipote ma soprattutto vulcanico giornalista (e attore).

Padroni di mezza Versilia. I Benelli sono padroni di mezza Versilia. Hanno terreni importanti a Focette e al Secco, nell’ex tenuta Rolandi Ricci. Qui vive già gente importante. A Focette ha casa Vittorio Valletta, il patron della Fiat ovvero d’Italia. Faceva il bagno nudo sulla spiaggia ancora selvaggia. A Focette passeranno le vacanze un giovane Adriano Galliani e tutta la dinastia Bagnoli, i re della Sammontana.
Bernardini prende la «vecchia troia» e la lancia da par suo. Prima grande vedette Renato Carosone, a cui strapperà un contratto estivo con un mega-assegno (160mila lire a sera: una follia) e una cena a base di cacciucco da Tito del Molo. Alla Bussola ha inventato tanto, ma non tutti ricordano che Bernardini fu il pioniere del Capodanno in tv.

Capodanno in diretta. Si è sempre ballato nei locali per festeggiare l’anno nuovo. Ma fu Bernardini che immaginò di mandare in diretta la serata dal suo locale. A scandire il conto alla rovescia un grande orologio a forma di bussola con la scritta «Riviera della Versilia». Sul palco Gassman ed altri vip (mai Mina), in cucina Carletto Pirovano. Supertifoso dell’Inter, amico personale di Guarnieri e Armando Picchi, chef Pirovano lanciò il risottino allo champagne. Ora lo trovate anche al kebab, ma a quel tempo bisognava aspettare la mezzanotte prima di assaggiarlo. Fra i boys che lavorano in sala a quelle grandi serate Patrizio Cipollini. Oggi è il generale manager dell’hotel più lussuoso di Firenze, ma prima di guidare il Four Seasons ne ha fatta di gavetta. Compreso il commis ai capodanno in Versilia. «Frequentavo l’alberghiero a Barga, io vengo dalla Garfagnana. E scendevo a fare gli extra. Il veglione – cena, spettacolo e ballo – costava 16mila lire. Una follia, visto che lo stipendio di un operaio nel 1968 era poco più del doppio. Ma il locale era pieno. Tutti italiani: pratesi, fiorentini, parmigiani, milanesi. La buona borghesia di quegli anni festeggiava in Versilia».

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Borghesia e telecamere. Borghesia che non era disturbata dalle telecamere della Rai. Anzi se ci scappava una veloce ripresa, chissà che invidia a Carpi e Modena, Carrara e Spezia, Montemurlo e Montale. Da Quarrata partiva con la sua Duetto Alfa Gino Catena. Faceva il macellaio ma decise di diventare ristoratore. Come ricorda il figlio: «Chiamò il ristorante La Bussola-da Gino in onore di un locale dove aveva passato grandi serate». A Capodanno si cenava con Cristal Roederer e Dom Perignon e se qualche cameriere ne approfittava (nel senso portava via la bottiglia) rientrava nel gioco di un patron – Bernardini – che era più artista che imprenditore attento ai conti. Generoso, mani bucate, pazzo e geniale. Talmente artista che (notoriamente) pur di avere una star, offriva ingaggi che sapeva mai recuperabili con biglietti e bevute.

Rai succhiaruote. Anche la Rai succhiava le ruote di Bernardini. Approfittava di quegli spettacoli gratis da rimandare nelle case di tutti gli italiani. La mattina del primo dell’anno si inaugurava la moda del cappuccino con brioche aggrappati al bancone di Fappani a Viareggio o del bar Principe di Forte. Per capire cosa fosse la tv per gli italiani basta ricordare che il 1954 è l’anno delle prime trasmissioni. Nel 1960 i teleabbonati erano oltre due milioni. Ma è il mondo intero della canzone che cambia. Nel 1951 in Italia si vendono 3 milioni di dischi perlopiù 78 giri. Nel 1958 siamo già a 16 milioni e 875mila, con i 45 giri che superano i microsolchi. Del resto in quell’anno Modugno trionfa a Sanremo con Volare. Nell’inverno del 1954 siamo ancora a “Tutte le mamme”, interpretata da Giorgio Consolini e Gino Latilla. Cantanti, va detto, che non entreranno mai alla Bussola. Off limits a tutta la vecchia melodia italiana, da Nilla Pizzi a Claudio Villa.

Quella notte del 1968. Il Capodanno in tv lo si scopre su RaiUno. Per anni si è visto piazzale Fellini a Rimini, da un paio di anni – gli hotellier della Riviera sono stufi di finanziare la Rai – si vola a Courmayer. Ma il Capodanno tragicamente più famoso della storia d’Italia sarà ancora una volta quello della Bussola. È la famosa notte del 31 dicembre del 1968 quando lo show di Fred Bongusto e Shirley Bassey venne investito da un ciclone. In menu, ormai prevedibile, il risottino allo champagne. Meno prevedibile la contestazione organizzata dal Movimento studentesco di Pisa. È storia nota . C’era Adriano Sofri e – lui disse – anche Massimo D’Alema. C’era soprattutto Soriano Ceccanti, 17 anni all’epoca, che resterà paralizzato per un colpo di pistola che lo ha colpito alla schiena.
L’innocenza perduta. All’alba del 1969 la Bussola è finita, la Versilia ha perso la sua innocenza. Niente sarà più come prima. Solo 31 giorni dopo, a Viareggio verrà rapito (e ucciso) Ermanno Lavorini, tredicenne figlio di un commerciante neanche troppo facoltoso. Di quella notte alla Bussola resta una testimonianza di Bernardini che dice molto. A pagina 124 del suo libro scrive: «Peccato che non ci sia la televisione. Era tutto previsto: il collegamento alle undici e mezzo di sera, mezz’ora prima il cin cin tradizionale, gli auguri in Eurovisione... macché. Due giorni prima mi telefonano da Roma per dirmi che il collegamento deve saltare.. .e altre giustificazioni per la verità piuttosto vaghe. Capirò soltanto in seguito perché la Rai aveva deciso di dare forfait». A Roma, in viale Mazzini, sapevano. Però a fronteggiare i contestatori c’erano solo i pochi carabinieri della stazione di Marina di Pietrasanta. E così le parole di Bernardini aprono uno scenario come spesso è inquietante in Italia. Insomma si voleva che il casino scoppiasse.
Dopo i Capodanno sono continuati con Gherardo Guidi che dopo la Capannina rilevò la Bussola. Che il 31 riapre dopo un anno di chiusura. Intanto il mondo è cambiato. Dove c’era il Mattatore c’è Carlo Conti, e dove cantava la Bassey c’è Fiordaliso.

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di Redazione web