Il dolore
«Non devono guidare mai più» Le storie degli uccisi sulla strada
VIAREGGIO. Maria Luisa Secchi lo dice con le parole più semplici ma anche più incisive: «Non devono guidare». Non devono farlo se hanno bevuto al punto da risultare positivi all’alcoltest, come...
VIAREGGIO. Maria Luisa Secchi lo dice con le parole più semplici ma anche più incisive: «Non devono guidare». Non devono farlo se hanno bevuto al punto da risultare positivi all’alcoltest, come positivo era chi le ha ucciso la figlia, Valentina Prisco, 28 anni, dopo una serata passata in discoteca. Morta, nel maggio 2013, per avere attraversato la strada quando passava la persona sbagliata. «Sono dieci anni che si discute di introdurre il reato di omicidio stradale», ricorda alla politica colpevole, «e ancora una legge non c’è. E non si vede uno sbocco...».
Sospeso nella sala che il Movimento cittadini ha riempito per discutere proprio di questo, il nome di Aurora Francesconi, morta l’estate scorsa, a soli 15 anni e ancora non si sa chi è stato. Ma seduti vicino a Maria Luisa ci sono i genitori di altri due ragazzi versiliesi: Lorenzo Martinelli e Manuel Iannaco. Lorenzo è morto nel luglio 2001, a 19 anni, alle rotonde di via di Montramito, travolto da un camion. La sua famiglia cammina nel labirinto della giustizia: «Deve ancora iniziare il processo civile - racconta la madre - e sono passati tre anni e mezzo». Durante i quali il camionista «è stato assolto».
Manuel, invece, è morto nell’aprile scorso, a Lido, lungo viale Kennedy: 24 anni era una promessa della box e con il suo lavoro faceva la sua parte in una famiglia in cui tutti si rimboccano le mani. Il 19 gennaio è fissata l’udienza preliminare. La ragazza che gli ha tagliato la strada guidava un’auto che, da neopatentata, non poteva neppure mettere in moto. Ad assistere la famiglia, per la parte civile della vicenda è l’avvocato Alessandro Del Dotto (per il penale, invece, è Filippo Tacchi): «Mercoledì sono a Roma - racconta il legale - e andrò al ministero dei trasporti. Chi ha in mano le modifiche al codice penale per introdurre l’omicidio stradale deve chiarire che si fa con la pena accessoria del ritiro della patente a vita. Perché in caso di patteggiamento, e negli incidenti stradali questa è la strada spesso scelta, le pene accessorie non si applicano...». E, allora, non si prendano in giro queste madri e questi padri...(d.f.)
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