Il Tirreno

Versilia

Assalto al Suv, il giorno della verità

di Matteo Tuccini
Assalto al Suv, il giorno della verità

Attesa la sentenza sui sei spari che ferirono un 35enne: il pm ha chiesto 10 anni per Vincenzo Saetta

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VIAREGGIO. È il giorno della verità sull’assalto a colpi di pistola che in un pomeriggio di fine ottobre del 2011 terrorizzò il Varignano. Sei proiettili calibro 7.65, sparati in corsa contro il Suv di Stephan Petrovici, romeno allora 35enne. Che finì all’ospedale Versilia per essere operato d’urgenza a una gamba, colpita da tre di quei sei proiettili. L’intervento chirurgico riuscì perfettamente e gli salvò la vita.

Oggi in tribunale a Lucca (udienza al via alle 9) è prevista la sentenza sull’agguato, avvenuto tra la via Paladini e la via del Forcone.

Secondo la Procura lucchese, l’uomo che dette l’ordine di sparare a Petrovici è Vincenzo Saetta: per lui il pm Aldo Ingangi ha chiesto 10 anni di carcere. L’obiettivo, però, non era quello di ucciderlo. Ma di fargli capire che doveva pagare i 17mila euro mai versati per una Mercedes, che Petrovici aveva preso da uno zio di Saetta.

L’attentato - sempre secondo l’accusa - sarebbe stato eseguito materialmente da Alessandro Discetti (cognato di Saetta) a bordo di uno scooter guidato da Angelo Pizzi. Con il supporto logistico di Marco Saetta, fratello di Vincenzo.

Perciò il sostituto procuratore Ingangi ha chiesto al tribunale di Lucca di condannare Saetta e Discetti a 10 anni di carcere, Pizzi a 8 anni e Marco Saetta a 6.

L’agguato suscitò un’impressione enorme, perché le modalità ricordavano quelle in uso alla camorra: uno scooter che affianca un’auto in corsa e spara sei colpi, uno dietro l’altro, all’altezza della portiera. In una zona - siamo a due passi dalla chiesa della Resurrezione e del vicino centro sportivo Vasco Zappelli - e in un’ora, il pieno pomeriggio, assai frequentate.

Al termine delle indagini, la polizia nel marzo del 2013 arrestò i due Saetta, Discetti e Pizzi. Secondo gli inquirenti, Petrovici aveva acquistato in leasing una Bmw X5 da uno zio di Saetta, per un importo di 17mila euro. Cifra che però il romeno non avrebbe mai pagato, nell’ambito di una vicenda in cui gli inquirenti hanno ipotizzato anche una truffa ai danni delle compagnie assicurative. Che si sarebbe basata su un falso furto della stessa auto (in realtà portata in Germania per essere reimmatricolata).

Questo, diciamo così, mancato pagamento avrebbe scatenato l’ira dei Saetta, che avrebbero malmenato il romeno in piazza Karlovy Vary al Varignano, strappandogli anche una catenina d’oro. Ma Petrovici - stando sempre alle accuse - aveva reagito. Tanto da andare sotto casa di Saetta con alcuni connazionali, minacciandolo e danneggiandogli l’auto.

Da qui la reazione di Saetta e dei suoi, che avrebbero pensato a un avvertimento ben più pesante. Che avrebbe preso forma con una sparatoria, con 3 colpi andati a segno, tra via Paladini e via del Forcone.

Nel processo gli imputati devono rispondere di lesioni gravi - l’accusa di tentato omicidio, come si dice in gergo, è stata derubricata - rapina e tentata estorsione, con l’aggravante del metodo mafioso.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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