Il dolore
Scomparse le corde per scendere nell’abisso
L’ombra del boicottaggio sull’impresa degli “Speleomannari” sul Tambura. Ma la discesa va avanti
MINUCCIANO. Qualcuno sta tentando di boicottare l’impresa degli Speleomannari nell’abisso Roversi, 1.350 metri sotto il monte Tambura. Ignoti hanno tolto le corde e altre attrezzature su una parte del percorso, da meno 200 a meno 700: un gesto mirato a far fallire il record italiano di discesa in grotta che la spedizione, composta da sedici speleologi, sta cercando.
Stringate le informazioni riguardo all'episodio, date le difficoltà di collegamento con la zona. A darle, con un sms inviato a Remo Rossi, il soccorritore speleo che da Viareggio supporta l'impresa, è stata una delle speleologhe della spedizione, uscita dall'abisso insieme a due compagni per controllare che non venissero compiute altre manomissioni all'ingresso della grotta, tali da compromettere la risalita dei 13 rimasti. È certo, però, che gli Speleomannari non si sono fermati. La speranza è che abbiano corde a sufficienza per portare a termine l'impresa: una parte del materiale è servita, infatti, per attrezzare di nuovo i pozzi che gli ignoti – sicuramente molto esperti – avevano spogliato.
Se ce l'hanno fatta si potrà sapere solo oggi, quando risaliranno e usciranno: dentro la grotta non c'è alcun collegamento con l'esterno. Entrati a scaglioni tra venerdì e sabato, gli speleologi dovrebbero essere arrivati ieri alla massima profondità, 1.350 metri, dove c'è un lago ancora inviolato allo sguardo umano.
A dare notizia del furto è stata proprio la moglie di Pedrali, Nadia Bocchi, speleo superesperta e detentrice del record italiano femminile di discesa in grotta. Entrata sabato insieme al marito, ha appreso della manomissione dai compagni che si erano calati venerdì. Così ieri mattina lei e due colleghi sono risaliti in superficie per controllare che non fossero state tolte altre corde.
Paola Taddeucci
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