Il Tirreno

Versilia

in duemila si stringono intorno alla famiglia iacconi

Una chiesa troppo piccola per il dolore di due città

di GIANNI PARRINI

di GIANNI PARRINI «L. a morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu». Sono i versi di una poesia...

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di GIANNI PARRINI

«L. a morte non è niente. Sono solamente passato dall'altra parte: è come se fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu». Sono i versi di una poesia che viene distribuita all'ingresso della chiesa diPiano di Mommio, dove ieri si celebravano i funerali di Manuele Iacconi, 34 anni, morto dopo un mese di coma. Quel coma in cui era precipitato in seguito alla selvaggia aggressione subita la notte Halloween, sulla Darsena di Viareggio.

Ci sono 2mila persone per l’ultimo saluto alla “vittima della malvagità” e per loro non è affatto facile far finta che la morte non sia niente. La piccola chiesa affacciata sulla Sarzanese è troppo piccola per contenere il dolore e lo sdegno dell'enorme folla venuta a testimoniare la propria vicinanza alla famiglia Iacconi. In molti rimangono fuori, sul piazzale, ma stavolta la casa del Signore non ha pareti. Lacrime e sgomento avvolgono due intere comunità. A Viareggio e Massarosa c’è il lutto cittadino, i negozi hanno abbassato le saracinesche, le bandiere sono a mezz’asta e in molti, nelle loro case, sono ancora lì a domandarsi il perché di questo lutto.

In fondo alla chiesa rimane una panca vuota fino all’ultimo. A riempirla sono una manciata di bambini: arrivano poco prima dell’inizio del funerale e si fanno largo in mezzo alla folla, quasi fossero giganti. Sono i piccoli compagni di scuola del nipote di Iacconi. Hanno voluto esserci in segno di amicizia nei confronti del loro amico. Da loro arriva la forza per ripartire.

«Dobbiamo stare vicini ai nostri ragazzi», ammonisce l’arcivescovo Castellani, che nella sua omelia legge un passo del libro della Sapienza - «il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo». Poi il prelato ricorda le virtù di Manù e cerca di dar conforto alla famiglia del meccanico.

Il babbo Stefano, la mamma Rita e i fratelli Andrea e Daniele affrontano il lutto con dignità, tenendo gli occhi fissi sulla bara. A fine cerimonia le si avvicinano e l’accarezzano quasi fosse fatta di carne. La loro stessa carne. È l’ultimo saluto a Manuele. Quando gli amici portano fuori il feretro parte un interminabile applauso e in cielo si alzano 34 palloncini bianchi. È il momento di dire addio: buon viaggio Manù.

@Parrini77

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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