La manifestazione
Lacrime e sdegno: e adesso giustizia
Mentre il sacerdote ricorda Manuele «martire della cattiveria» fuori dalla chiesa si accalcano tanti giovani, alcuni del Varignano
PIANO DI MOMMIO. C’è il dolore e c’è lo sdegno. Sono i due umori che dominano la chiesa di Piano di Mommio. Due sono anche i momenti più toccanti del funerale di Manuele Iacconi, la vittima del delitto di Halloween.
Il primo, quando a prendere la parola sono gli amici del ragazzo. Fra loro c’è anche Matteo Lasurdi, il 31enne che la notte dell’aggressione era in macchina con Iacconi. Lui, che è una sorta di sopravvissuto, porta i segni di quella barbarie nel corpo e forse ancor più nello spirito. Matteo sale sul pulpito ma l’emozione è troppo forte: la voce gli trema, il pianto lo interrompe. In quel momento, vedendolo spaurito e ansimante, tutti in chiesa capiscono cosa è stata quella notte degli orrori. È quasi come se per un attimo ci fossero precipitati dentro. Parte un applauso. Poi un altro e grazie all’incoraggiamento Matteo riesce a leggere alcuni dei messaggi scritti da lui stesso e dagli amici. Ci sono aneddoti, storie di viaggio e scherzi da caserma: racconti che il gruppo custodirà per sempre come un tesoro. «Non ti dimenticheremo», «Un giorno ci ritroveremo», scrivono gli amici di Manù.
Il secondo momento, quello dello sdegno, riguarda l’intervento di don Damiano Pacini. «Manuele è un martire della cattiveria, una vittima della società malata – ha detto – Le autorità faranno il loro dovere, ma noi, come Chiesa e come comunità, non possiamo dormirci su. Quanto accaduto ci deve togliere il sonno. Dobbiamo riflettere e lavorare affinché fatti del genere non si verifichino mai più».
Nel piazzale della chiesa, nell’attesa dell’uscita del fereto, si vivono sensazioni disparate. Il mormorio della comunità è rispettoso ma continuo. Tutti si domandano la stessa cosa: «Perché i presunti colpevoli dell’aggressione sono ancora liberi? Come si può permettere che girino per strada come se nulla fosse accaduto? La giustizia non dovrebbe dare risposte?»
Nel piazzale della chiesa, immersi in questi pensieri, non ci sono solo i concittadini di Manuele. Ci sono anche dei giovani del Varignano, il quartiere in cui vivono alcuni degli indagati, che sin da subito ha dimostrato la propria vicinanza alla famiglia Iacconi, con una veglia di preghiera. Tra loro, forse, c'è anche chi ha telefonato a Daniele Iacconi, fratello della vittima, per chiedere scusa a nome del quartiere. Ieri pomeriggio, nell'orario del funerale, i negozi del Varignano sono rimasti chiusi.
In piazza, c’è anche Alberto, compagno delle elementari di Manuele. «Mia madre era la nostra insegnante – dice – Manù lo ricordo come un bambino tranquillo, come del resto è rimasto anche da adulto. Sono qui, al suo funerale e ancora non riesco a credere che sia tutto vero».
Gianni Parrini
Roy Lepore
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