Il Tirreno

Versilia

IL COMMENTO

Così vincono astensionismo e antipolitica

Valentina Landucci

Lo sconto tra i circoli del Pd di Seravezza e Stazzema rischia di allo0ntanare ancora di più i cittadini dalla politica

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La caccia alla poltrona è cominciata. Poco importa se per raggiungere l’obiettivo c’è da usare la schiacciasassi nei confronti di questo o quel compagno di partito. Stavolta senza primarie, escluse dal Pd toscano per le candidature al consiglio regionale, sarà il partito a scegliere ed è cominciato un botta e risposta tra segreterie comunali per tirare la volata a uno piuttosto che all’altro candidato.

A colpi di comunicati stampa il Pd di Seravezza difende la candidatura del sindaco in carica Ettore Neri, quello di Stazzema sostiene invece l’ex primo cittadino di quel Comune, Michele Silicani. Il primo, stando a quanto raccontano le stesse segreterie Pd, doveva essere il candidato prescelto del partito versiliese per le regionali in base ad accordi interni. Il secondo, non pago di incarichi già ottenuti sulla base della ripartizione delle poltrone decisa in seno al Pd, sarebbe colpevole di aver tradito quegli accordi proponendosi per un posto in consiglio a Firenze.

Chiariamolo subito: non ci interessa sapere chi ha ragione. Di più: non ci interessa affatto una discussione su questo piano e siamo convinti che non interessi neppure agli elettori del Pd della Versilia. È già abbastanza lesivo, per il cittadino elettore, trovarsi a scegliere tra nominativi selezionati da poche persone in una stanza di partito. Subire la beffa di un litigio pubblico che si basa non sulla qualità delle persone da proporre all’elettorato ma sul rispetto di presunte ripartizioni di incarichi e poltrone - con relativi stipendi, vetrine, poteri da gestire - è troppo per l’intelligenza di chi vota. L’impressione è che il Partito Democratico della Versilia, almeno una parte di esso, dalle lezioni arrivate dalle urne negli ultimi anni abbia imparato poco. Il successo del “mandiamoli tutti a casa” (rivolto a tutta la classe politica italiana) incarnato dal Movimento 5 Stelle alle politiche 2013 come pure la bassissima affluenza alle urne in Emilia Romagna e Calabria di pochi giorni fa dovrebbe suggerire ai compagni versiliesi più cautela nel dibattito interno e soprattutto più rispetto nei confronti dell’elettorato. L’antipolitica e l’astensionismo sono due facce della stessa medaglia: chi vota (e ancora di più chi ha deciso di non votare più) non vuole guerre per le poltrone, sopporta sempre meno di essere messo da parte in virtù di logiche di partito e accordi precostituiti. Chiede, pretende - e fa bene a farlo - qualità del governo del territorio e dunque delle persone chiamate a governare. Il dibattito versiliese sembra non tenere conto di tutto questo e, per certi versi, fa rimpiangere le primarie: un confronto, se pur parziale, con la base dell’elettorato, avrebbe reso più autorevole l’investitura del candidato versiliese. Il quale un domani non dovrà, se in lista, doversi giustificare con un «lo prevedevano gli accordi». Né tantomeno potrà nascondersi, in caso di insuccesso, dietro l’alibi «avrei vinto io, ma il partito non mi ha aiutato».

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