Sicurezza
Bimba morta, la Procura apre un’inchiesta
Viareggio: il parto della mamma era previsto per il giorno successivo. L’autopsia, fissata per martedì 9, dovrà far luce sulla tragedia
VIAREGGIO. La sua era stata una gravidanza pressoché perfetta. Nessun problema durante le prime settimane di gestazione, nessun valore sballato durante le varie visite di controllo previste durante i nove mesi di attesa. E anche l'ultimo tracciato, eseguito lunedì 1 all'ospedale Versilia, aveva dato parametri in piena regola: frequenza cardiaca del feto normale e quantitativo di liquido amniotico nella norma. E invece martedì 2 mattina, la dolce attesa della giovane segretaria di un noto studio legale di Viareggio si è trasformata in un incubo. Improvvisamente la bimba che portava in grembo e che sarebbe dovuta venire alla luce il giorno successivo – data programmata per il parto – non ha dato più alcun segno di vita. E i successivi controlli a cui si è immediatamente sottoposta hanno confermato che in quel corpicino che stava per venire alla luce qualcosa era andato storto.
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Una morte appartentemente inspiegabile, quella di una bimba ormai pronta per la nascita e giunta al sesto giorno dopo la quarantesima settimana. Sulla quale ha deciso di far luce anche la Procura della Repubblica di Lucca. In seguito ad una querela presentata dall'avvocato Fabrizio Miracolo – legale di fiducia dei genitori della piccola – il sostituto procuratore Piero Capizzoto ha infatti disposto l'autopsia affidando l'incarico al dottor Vincenzo Nardini della facoltà di anatomia patologica dell'università di Pisa e fissando l'esame per martedì prossimo, 9 dicembre. Una autopsia ben diversa da quella interna inizialmente disposta dall'ospedale Versilia (e prevista già giovedì 4), alla quale potrà partecipare anche un consulente nominato dalla famiglia. Non solo. La Procura ha inoltre disposto anche il sequestro delle cartelle cliniche e di tutta la documentazione relativa alla gravidanza della giovane donna ed ha inserito tutto il materiale all'interno di un fascicolo attualmente aperto senza una ipotesi di reato specifica.
Dall'ospedale, però, il primario del reparto di ostetricia e ginecologia Giovanni Paolo Cima si dice tranquillo e parla di evento impossibile da prevedere. “Ovviamente si tratta di un dramma enorme per chi lo ha vissuto in prima persona e siamo profondamente vicini ai due genitori. Tuttavia ci siamo mossi come previsto in tutti i protocolli. La gestante era infatti al sesto giorno dopo la quarantesima settimana e, come previsto in tutti gli ospedali, l'induzione del parto nel caso di gravidanze che non presentano criticità è prevista a partire dal quarto-quinto giorno dopo la quarantunesima settimana. Fino a martedì nulla aveva fatto anche solo lontanamente sospettare che potessero esserci problemi. Il feto era perfettamente normale, la madre era in ottima salute, tutti gli esami erano in regola. L'età della partoriente era fra l'altro inferiore alla media (32 anni) e la signora non presentava patologie particolari. Insomma, quanto accaduto – per quanto drammatico – era assolutamente non prevedibile”.
Cosa può essere successo, allora? Il dottor Cima al momento non riesce a darsi una spiegazione. “Speriamo che l'autopsia possa darci una risposta sicura. Ma purtroppo sono eventi che talvolta accadono e rientrano in una statistica di mortalità preparto che è impossibile azzerare. Voglio inoltre precisare che l'induzione del parto, anche su esplicite indicazioni dell'organizzazione mondiale della sanità, è considerata una pratica che non è naturale e quindi, salvo casi di pericolo per il feto o per la madre, è prevista solo in casi particolari e a partire da un determinato periodo della gravidanza in poi. E in questo caso specifico non si era verificato niente di anormale”.
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