Il Tirreno

Versilia

Strage, la Procura smonta il lavoro dei periti del Gip

di Donatella Francesconi
Strage, la Procura smonta il lavoro dei periti del Gip

Il consulente Paolo Toni in aula al Polo fieristico parla chiaro: procedendo ad occhio un grado in più o in meno sposta la cisterna di 30 centimetri sopra o sotto

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VIAREGGIO. Dopo cinque mesi e venti giorni, il 22 ottobre 2011, arriva ai periti del Giudice per le indagini preliminari nell'incidente probatorio per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio, una relazione dei consulenti di Ferrovie, datata metà settembre dello stesso anno. L'azienda di Stato che oggi vede sul banco degli imputati l'ex ad Mauro Moretti ed i vertici di Trenitalia ed Rfi. «La relazione di Fs - chiede il pm Salvatore Giannino a Paolo Toni, consulente della Procura di Lucca per le indagini sulla strage costata 32 vite - fu condivisa con le parti nel corso delle operazioni peritali?». «Assolutamente no», è la risposta del testimone, nell'aula del Polo fieristico di Lucca dove si svolge il processo. «Con i periti del Gip vi eravate confrontati nel corso delle operazioni in merito all'ente che ha squarciato la cisterna?» chiede ancora il pm: «Sì - risponde Toni - ma quasi al termine ho notato una variazione piuttosto brusca di comportamento nei miei confronti». Toni, ingegnere e professore universitario fresco di pensione, ha contestato punto dopo punto la relazione peritale. «Non c'è ingegnere senza misura» - ha sottolineato - e non c'è misura senza strumentazione. Che è ben altro, per dirla con le parole del pm Giannino, dell'«occhiometro» utilizzato dai periti del Gip che nell'aula dell'incidente probatorio dichiararono (così le parole di Dario Vangi seduto a fianco del collega Riccardo Licciardello) «l'occhio è meglio del Cad».

Così, nel testimoniare delle verifiche fatte sul risultato del lavoro di Vangi e Licciardello, Toni fa per esempio riferimento a quelle misurazioni sulle quali il pm Giannino ritiene apertamente che siano da rilevare delle «omissioni». L’esempio è il “truciolo” prodotto dall’oggetto che ha inciso la cisterna, e ritrovato all’interno del contenitore del Gpl: «Un truciolo - chiede il pm - può essere più stretto del corpo che lo provoca?». La risposta è netta: «Assolutamente no». Eppure le tabelle con le misure mostrate da Toni per confrontarle con quelle dei periti del Gip raccontano esattamente il contrario. Così come - il consulente della Procura lo ribadisce - perché abbia un senso lo scenario ricostruito dalla relazione dei due periti, la cisterna avrebbe dovuto prodursi in «piroette che da “ballerina” di 80 tonnellate non poteva certo fare».

Nell’incidente probatorio spuntarono, ad un certo punti, i simulacri in vetroresina a riprodurre zampa di lepre (un pezzo dello scambio) e picchetto regolazione curve: «Non c’è precisione - così testimonia Paolo Toni - nello spostare un oggetto da un posto all’altro senza uno strumento che misuri». Alla domanda su quali siano le conseguenze nell’utilizzo dell’ “occhiometro”, le parole di Toni sono agghiaccianti: «Basta lo spostamento di un grado e ci sono trenta centimetri di differenza in merito alla posizione della cisterna! Basta sbagliare di poco che ottengo dimensioni che sono assolutamente fuorvianti».

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