Sicurezza
Strage, il caso delle perizie simili
La Procura: coincidono le relazioni dei consulenti Fs e dei periti del Gip
VIAREGGIO. «Ha trovato nella relazione dei periti del Gip, al di là del dibattimento, qualche calcolo, indicazione degli angoli di brandeggio, qualcosa che...»: Salvatore Giannino, sostituto Procuratore che sostiene l’accusa - fianco a fianco con il collega Giuseppe Amodeo - nel processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio, interroga così l’ingegnere Paolo Toni, consulente nelle indagini svolte dalla Procura di Lucca. Toni sarà ancora oggi protagonista dell’udienza che torna al Polo fieristico di Lucca davanti al Collegio presieduto da Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino.
Il riferimento, a verbale della scorsa udienza, è alla relazione portata all’incidente probatorio da Dario Vangi e Riccardo Licciardello, i due periti nominati dal giudice per indagini preliminari, Simone Silvestri (Tribunale di Lucca). «No, non c’è assolutamente nulla», è la risposta, a proposito della cinematica dell’incidente che i due periti dissero chiaramente in aula di non aver preso in considerazione.
Non è questa l’unica contestazione palese che Paolo Toni ha mosso a quella relazione nella quale i due periti concludono - a sorpresa rispetto alle impressioni manifestate in sede di incidente probatorio sul campo - che a squarciare la cisterna carica di Gpl fu un pezzo dello scambio (zampa di lepre), invece che il picchetto come sostiene la Procura, forte dei rilievi e delle indagini della Polfer, sempre d’intesa con il consulente.
Paolo Toni lo aveva dichiarato senza giri di parole fin dalla prima udienza: mentre la relazione dei periti del Gip non era ancora depositata, sul finire dell’ottobre 2011 - a ridosso della discussione in aula fissata ai primi di novembre - Ferrovie depositarono all’attenzione dei soli periti (dunque non delle parti lese) una propria relazione. Che con quella dei due periti risulta avere molti punti di contatto. Anzi, «è identica», per riassumere la questione come fa nel verbale della scorsa udienza una delle domande del pm Salvatore Giannino.
Nel rispondere alle domande del sostituto Procuratore, Toni , nella scorsa udienza, ha continuato: «Viene messo il carro in una posizione opportuna per farlo tagliare dalla zampa di lepre...no, anche questo è un parolone.. non è vero, perché tutte le dimostrazioni sono sempre che in pianta lo squarcio ha la stessa posizione che ha sull’armamento la zampa di lepre. Però la zampa di lepre è nascosta dal cuore del deviatoio, quindi bisogna dimostrare che sporgeva a sufficienza per poter provocare il danno. Altrimenti è come se io sono un fotografo naturalista, volo su un ultraleggero, faccio dall’alto una fotografia di un falco pellegrino che aggredisce un piccione e vinco il premio della National Geographic Society, poi mi viene qualcuno che l’ha ripreso dal basso e vedo che il piccione era a quota dieci metri più bassa del falco. Non ho dimostrato nulla. Dimostrare che coincidono in pianta non vuole dire che si siano toccati in qualche modo».
Giannino incalza il consulente ancora sul tema delle due relazioni che si intrecciano: «Tornando sulle conformità delle conclusioni e delle teorie dei periti rispetto a quelli dei consulenti Fs, ha rilevato altre erronee considerazioni e analoghe tra i periti e i consulenti Fs?». Toni, per rispondere si avvale di alcune foto che tutta l’aula può vedere e che sono agli atti. Il risultato lascia sconcertati: «I periti del gip. ipotizzavano una azione di coltello e mai un’azione un po’ inclinata come ho ipotizzato io», esattamente come mostrano le foto del professor Diana all’opera sulla cisterna con i simulacri di zampa di lepre e picchetto utilizzati nell’incidenti probatorio.
Al termine dell’incidente probatorio, nel novembre 2011, fu lo stesso Giannino a chiedere al Gip Silvestri di dichiarare l’imperizia dei periti, uno dei quali (Riccardo Licciardello) risultò - proprio nel corso dei tre giorni di aula dell’incidente probatorio - pagato da Rfi nell’ambito del contratto di servizio con il ministero dei trasporti. Al rifiuto del giudice Silvestri, il Procuratore capo Aldo Cicala chiese un’integrazione delle perizia e anche questo istanza ottenne un rifiuto.
Donatella Francesconi
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