Il Tirreno

Versilia

Quelle vite troppo vuote che esplodono nella violenza

Luciano Menconi

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Vanno in discoteca, in pizzeria, al pub. Trascorrono le giornate tra la sala giochi, il bar e la piazzetta sotto casa. Perlopiù non studiano e non lavorano. E passano il tempo a raccontarsi su Facebook. Sono vite così, troppo vuote, quelle dei ragazzi che sempre più spesso finiscono coinvolti in episodi di cronaca nera come quelli che hanno segnato recentemente le nostre comunità. Adolescenze incompiute, sospese tra la solitudine e la copertura del gruppo che diventa baby gang, il nuovo mostro avvezzo a convivere con lo sballo e la violenza che irrompe nei nostri scenari urbani come un tempo avveniva solo nelle periferie metropolitane.

La notte di Natale dell’anno scorso due giovani uccisi da un ventenne in pieno centro a Massa, la notte di Halloween il massacro che è costato la vita a Manuele Iacconi, il meccanico di Massarosa morto a 34 anni per il pestaggio subito in Darsena, dopo un banale diverbio con un gruppo di ragazzini. Due episodi agghiaccianti, accomunati dalla gratuità della ferocia che ha distrutto vite umane. Una violenza senza senso, che non c’entra nulla con le cose per le quali gli adulti sono pronti a scannarsi: i soldi, una passione amorosa, la furia ideologica.

A diciotto anni si può uccidere così, armati di coltello o semplicemente di un casco, per una lite sulla strada o per una rivalità adolescenziale covata per anni. E può succedere qui, tra noi, nelle piccole città di una regione, la Toscana, che è ancora un posto lontano e diverso da certe realtà degradate del nostro paese.


Quando accade qualcosa del genere per capirne il perché la prima cosa che si fa è guardare al contesto in cui è avvenuto, alle famiglie dove certi giovani sono cresciuti, ai quartieri che è fin troppo facile additare come difficili. Ma forse non sta qui la spiegazione. Ci fossero le banlieue,nella provincia apuo-versiliese come nel resto della Toscana, sarebbe in fondo tutto più semplice e decifrabile. In realtà, andando a focalizzare meglio, si può che la gran parte di quei ragazzi vive in quartieri migliori di come vengono raccontati ed è figlia di famiglie e ambienti normali, non diversi da tanti altri.


La verità è che purtroppo nell’orrore che esplode in tragedie come quelle che la cronaca è costretta a raccontare c’è molto di peggio: il nulla. Non ci sono progetti, non ci sono traguardi da inseguire, non ci sono impegni in cui spendersi. Ci sono soltanto il branco, la playstation e poco altro. Il terreno ideale per vivere sempre sul filo del rasoio e crescere senza capire la differenza tra la vita e la morte.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa