Il Tirreno

Versilia

delitto di halloween

Omicidio Iacconi: la vita "normale" tra discoteca e pizzerie di uno dei minorenni indagati

Donatella Francesconi
Omicidio Iacconi: la vita "normale" tra discoteca e pizzerie di uno dei minorenni indagati

Viareggio: le foto su Facebook raccontano i giorni del giovane che si è autoaccusato. E chi lo conosce lo dice chiaro: «Non mostra certo segni di pentimento»

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. A chi lo conosce, a tanti che nel quartiere l’hanno individuato quando è diventata di pubblico dominio la confessione, non è sfuggito come si è comportato nel lungo, infinito mese che ha portato alla morte di Manuele Iacconi, 34 anni, meccanico di Massarosa, ucciso (forse) per mezza parola ai ragazzini sbagliati in una notte di festa, quella di Halloween. Il diciassettenne che compare tra gli indagati per omicidio volontario aggravato da futili motivi, tentato omicidio e favoreggiamento, e che si è autoaccusato, è stato visto, di persona o attraverso le foto postate su Facebook mentre continuava la propria vita. In una nota discoteca della Toscana, quasi aggrappato ad un amico che fa il segno del pollice in su, come a dire “siamo i meglio...”. Ma anche in Passeggiata, nel solito ritrovo a fare “compagnia”, o in pizzeria, come niente fosse, come la vita scorresse al solito - amici-pizzetta-disco - e quel marciapiede imbrattato di sangue fosse su un altro pianeta, in un’altra vita, un altro livello di un videogame un po’ più violento degli altri.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.10421710:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2014/12/03/news/omicidio-di-viareggio-ecco-chi-sono-i-4-indagati-1.10421710]]

«Mentre Manuele agonizzava - è la voce di tanti adulti che conoscono il ragazzino - la sua vita non è cambiata per niente». Quello che non si coglie - viene sottolineato - è il pentimento per quanto dichiarato di aver fatto. Ed è per questo motivo, e non certo per vendetta - perché niente riporterà in vita Manuele - che l’attesa è quella per un provvedimento che limiti la libertà d’azione e avvii la speranza di un recupero, per quanto duro sia il percorso che il diciassettenne dovrà affrontare. Ma c’è chi racconta anche altro. Il gruppo di ragazzini che quella notte si sono trovati protagonisti, anche solo perché hanno visto, del pestaggio senza pietà sul corpo a terra di Iacconi, sarebbe facile preda anche di personaggi più grandi, non “armati” di buone intenzioni, che girano loro intorno e trovano terreno fertile per diventare punti di riferimento, e non nel senso migliore del termine, per la “ghenga” della quale troppe testimonianze, da mesi, raccontano la propensione a fare a botte per fare male.

Sono i figli di tutti, perché i figli di tutti vanno in Passeggiata, incrociano questi ragazzi al fast-food o nei locali della Darsena, come in discoteca.

«Dobbiamo dare un esempio perché è il nostro dovere di adulti», ha chiesto Franco Mungai, sindaco di Massarosa, alla notizia della morte di Iacconi: «Un esempio per gli altri ragazzi». E per quelli che hanno alzato il pollice abbracciati all’amico oggi accusato di omicidio volontario, aggravato dai futili motivi, nel senso che non ci sarà mai un perché al modo in cui è stato ucciso il giovane meccanico.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web