Il Tirreno

Versilia

La versione di Lombardi: Mori candidato sindaco? Ci vuole altro per Pietrasanta

di Luciano Menconi
La versione di Lombardi: Mori candidato sindaco? Ci vuole altro per Pietrasanta

Il primo cittadino spiega le ragioni della sua clamorosa rinuncia, lancia un appello all’unità del centrosinistra e bacchetta il suo ex vice

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PIETRASANTA. Ragioni politiche ma non solo. La decisione di Domenico Lombardi di non ricandidarsi a sindaco è figlia anche - ma verrebbe da dire soprattutto - della delusione per la solitudine in cui si è ritrovato ad operare durante l’emergenza tallio che da due mesi condiziona pesantemente la vita di Pietrasanta. Un senso di abbandono che anche dal punto di vista umano Lombardi ha letto come il segno di una rottura irreparabile sia con gli alleati del centrosinistra sia con quella parte del Pd che non lo voleva per altri cinque anni alla guida dell’amministrazione comunale: la parte che fa riferimento a Luca Mori. Ed è proprio all’ex vicesindaco, tornato in pista grazie al suo clamoroso passo indietro, che Lombardi riserva un colpo destinato a lasciare il segno. Alla domanda se lo ritiene adeguato a guidare il Comune nei prossimi cinque anni, risponde secco: «Direi, per usare l’espressione che lui ha utilizzato nei miei confronti, che ci vuole ben altro per Pietrasanta».

Quando e perché ha deciso di non ricandidarsi?

«È stato tra il 17 e il 22 novembre che ho messo decisamente a fuoco la convinzione di farlo. Come ho spiegato nella lettera al segretario del mio partito, ho maturato l’idea che non ci fossero più le condizioni politiche e umane per proseguire. Nonostante il voto favorevole di oltre il 70% dell’assemblea del Pd, una parte del partito pubblicamente ha manifestato di non condividere la mia candidatura. E anche la coalizione che io avevo costruito cinque anni fa si è dimostrata non convinta. Ho cercato di capire se c’erano margini per ricomporre questa situazione. Sia dalla coalizione sia dall’interno del Pd non ho percepito la convinzione necessaria. So che forse avrei vinto le elezioni anche correndo da solo ma la vittoria così avrebbe avuto fiato corto. Perciò con onestà ed equilibrio politico ho ritenuto che non ci fossero le premesse per andare avanti. Serve una coalizione unita che sappia, nel rispetto reciproco e aldilà delle percentuali di consenso delle singole forze politiche, portare avanti il progetto avviato cinque anni fa. Ci sono persone e programmi che possono favorire questo percorso unitario. Per questo chiedo che, alla luce del mio passo indietro, che si faccia una sintesi unitaria sulla scelta di un candidato e se questo non fosse possibile che si proceda a primarie di coalizione per scegliere chi è più adatto a interpretare il ruolo di sindaco valutando le diverse sensibilita, la preparazione, l’impegno e la coerenza dei vari candidati».

Queste sono ragioni politiche: quelle umane quanto hanno pesato?

«Per quanto riguarda questo aspetto, devo dire che ho percepito ancora prima che la mia candidatura diventasse ufficiale e durante tutta l’emergenza tallio una solitudine politica che non mi sarei mai atteso. Mi aspettavo un sostegno maggiore da parte delle rappresentanze politiche della coalizione di ogni ordine e grado».

Ma in politica non si dovrebbero prendere decisioni solo in base a ragioni politiche lasciando da parte le emozioni?

«Io non ho mai disgiunto la politica con le sue regole e il suo cinismo dall’identità di un’anima che sta molto attenta alle condizioni umane. Se non vedi ciò che c’è attorno a te e non tieni presente ciò che senti finisci fuori dalla realtà. Anche in politica».

Durante l’emergenza tallio pensa di essere stato lasciato solo volutamente?

«Preferisco non pensarlo. Voglio credere che ci sia stata una sottovalutazione dell’emergenza».

Da Mori si aspettava un comportamento diverso?

«Su Mori voglio essere preciso. Fin dall’inizio, dalle primarie cioè di sei anni fa, ha manifestato una visione politica diversa dalla mia. Già pochi giorni dopo la mia elezione aveva espresso il desiderio di candidarsi a sindaco nel 2015. In questi anni io ho gestito l’attività amministrativa evitando crisi e polemiche laceranti per la coalizione, fino ai primi di settembre quando lui ha chiesto pubblicamente discontinuità e primarie contro il sindaco uscente. Poi sulla stampa è uscito un articolo per me devastante sul piano politico in cui l’ex vicesindaco mi definiva inadeguato e sosteneva che ci vorrebbe altro per amministrare Pietrasanta. Ho sempre evitato di rispondere. Quindi si è arrivati all’assemblea del Pd che mi ha ricandidato e a cui lui ha risposto dimettendosi, dimostrando di coltivare obiettivi politici ben precisi, certo non vicini al sottoscritto. Adesso sta portando avanti un percorso per le primarie anche se la sua disponibilità a candidarsi sta creando non pochi imbarazzi politici nel Pd e nella coalizione».

Chi vede come suo successore ideale? Forassiepi non vuole concorrere alle primarie. Le dispiace?

«Mi dispiace molto che Rossano non sia disponibile perché ritengo che abbia dimostrato grandi doti nello svolgere il compito importante che gli avevo affidato, la redazione del regolameno urbanistico. È una persona tecnicamente molto capace, seria e onesta. Ha anche caratteristiche mentali adatte per fare ragionamenti politici capaci di includere le posizioni degli altri».

Viti?

«È un indipendente, viene dal mondo cattolico, ha fatto cose molto importanti da assessore all’ambiente e in tutta la questione tallio mi è stato vicino dimostrando grandi doti politiche».

A proposito del quadro politico: lei vorrebbe riproporre quello di cinque anni fa ma nel frattempo è cambiato il mondo. L’Idv non c’è più, Rc e Pdci sono forze residuali e anche Sel, a giudicare dal voto emiliano di pochi giorni fa, non sembra in grado di attirare grandi consensi.

«È vero, a livello nazionale queste forze sono state ridimensionate ma le elezioni comunali sono cosa diversa da quelle nazionali o regionali. Sulle amministrative pesano la storia e la presenza sul territorio di certe forze che sono sicuro possano raccogliere consenso. E poi non conta la percentuale di voti in sé e per sé: il programma per vincere deve essere condiviso dalla maggior parte dell’elettorato, anche da quello che si riconosce in chi pone al centro della sua azione istanze che da solo il Pd non riuscirebbe a esprimere».

Lei ritirandosi di fatto ha rimesso in gioco Mori che candidandosi alle primarie si potrebbe ritrovare in pole position per essere eletto sindaco. Questo non significa che la sua scelta è stata sbagliata?

«Nella mia vita sono abituato a essere coerente e a pagare di persona l’assunzione delle mie responsabilità. Per quanto riguarda il candidato sindaco, ritengo che dentro la coalizione ci siano diverse persone in grado di raccogliere un ampio consenso su un programma unitario».

La sua ricandidatura era stata bocciata da parte del Pd e dalla sinistra, oggi in analoga situazione si trova Mori. Cosa gli consiglia?

«Il sottoscritto ha fatto un passo indietro nell'interesse della coalizione. Il comportamento di Mori, nello stesso contesto, a mio avviso - lo ripeto - è motivo di imbarazzo politico. Non serve aggiungere altro».

Come valuta il comportamento della sua segreteria nelle ultime settimane?

«Non intendo commentarlo».

Il suo futuro sarà ancora all’insegna della politica?

«Nel mio futuro vedo solo tre cose: pediatria, poesia e famiglia».

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