Italia
I due rivali costretti a convivere
Dopo cinque anni è esplosa l’incompatibilità dei caratteri e delle ambizioni
PIETRASANTA. Domenico Lombardi e Luca Mori non si sono mai amati. Troppo distanti e diversi per età, idee, modo di proporsi. Non si sono mai amati e neppure granché stimati, fin da quando si sfidarono a colpi di primarie nel 2009: Lombardi vinse, ma Mori non ne uscì sconfitto. Da qui un equivoco di fondo sulla figura di Lombardi traghettatore, vero o presunto, nel primo mandato e sulla consistenza del peso politico di quei voti che ha lasciato in scia 4 anni e mezzo di insana convivenza in municipio.Equivoco che però mai si è tradotto, se non all'epilogo, in una crisi amministrativa. Il sindaco e il suo vice, come in quei rapporti dove si tira obbligatoriamente avanti per i figli, hanno gettato lo sguardo oltre la diffidenza reciproca, gestendo, senza palesi effetti collaterali, il lavoro di Giunta. Il problema, oggi per il Pd, è che la mancata sintonia, definiamola così, ha coinvolto negli anni anche le persone vicine ai due rendendo ancora più surreale lo scenario di fondo: due blocchi contrapposti che, alla prima vera occasione, il tagliando delle amministrative, hanno iniziato a sfidarsi coinvolgendo nel dualismo, di fatto, tutta la coalizione.
A uscire per primo allo scoperto è stato Mori etichettando Lombardi come inadeguato per il proseguo, anche se il sindaco, sia pure senza dirlo apertamente, aveva nel frattempo a sua volta bocciato lo stesso Mori come futuro primo cittadino, individuando in Rossano Forassiepi il suo più valido successore. Ma Forassiepi non ne vuole sapere e il gioco, a incastri, «esco io, entri tu» non riesce.
Il resto è storia nota: Lombardi decide di ricandidarsi, Mori lo sfida, ma il 70% dei delegati lo boccia rinnovando la fiducia a Lombardi. E così arriviamo alle dimissioni da vice-sindaco di Mori, in ritardo rispetto ad una problematica rimasta volutamente sommersa nel tempo, ma che inveleniscono ulteriormente i rapporti fra i due e quando Lombardi si accorge di averne abbastanza dal punto di vista umano e politico del palazzo e decide di fare un passo indietro il suo ex vice torna in gioco autocandidandosi per le primarie. Per vincerle, però, dovrà resettare le perplessità dei partiti della sinistra - che in tempi non sospetti avevano detto no sia a sindaco che al vice - e riconquistare quella fetta di Pd che lo vede come avversario di Lombardi e non come candidato da votare a prescindere alle primarie di coalizione.
Nel segreto dell'urna, difficilmente potrà contare sul sostegno di Lombardi pronto a sua volta ad appoggiare, nel silenzio, l'altro potenziale candidato: Italo Viti. Che non è del Pd, non è iscritto ad alcun partito, ma che, soprattutto, sempre agli occhi di Lombardi, non è Mori. Anche se alla fine un punto in comune i due, lo hanno trovato, definendo l'altro, sia pure con termini diversi, “inadeguato” a fare il prossimo sindaco. Lo hanno sempre pensato, solo che se lo sono detti con 5 anni di ritardo.
Luca Basile
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