Il Tirreno

Versilia

Da struttura modello a teatro della disgrazia

di Roy Lepore
Da struttura modello a teatro della disgrazia

L’assessora Barsotti sottolinea il valore della casa famiglia “Sonrisa” «È un dramma che si abbatte su donne già in forte difficoltà»

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MASSAROSA. Per lungo tempo è stata un fiore all’occhiello del Comune di Massarosa. Ora invece sale alla ribalta delle cronache come teatro di una disgrazia difficile anche solo da raccontare. Quella della casa famiglia Sonrisa è una parabola che l’assessora al sociale Simona Barsotti, può raccontare meglio di chiunque altro. È stata lei a presentarla per la prima volta 3 anni fa, ed anche ieri è stata tra le prime ad accorrere nel momento della tragedia. «La struttura è nata il 16 aprile del 2011 – dice Barsotti – per ospitare madri con bambini fino a 5 anni e gestanti. Tutte persone con problemi, segnalateci dai servizi sociali. È stata la prima struttura del genere aperta sul territorio di Massarosa, un luogo che ha fatto del nostro Comune un punto di riferimento per madri e bambini con problemi gravi. Alcune arrivano da storie di violenza, altre hanno avuto rapporti difficili con i familiari. Insomma, si tratta di percorsi travagliati. Ma non ci sono donne con problemi di tossicodipendenza conclamati o con malattie psichiatriche. Anche perché simili casi andrebbero trattati in strutture diverse».

Attualmente nella Casa Sonrisa ci sono 5 madri con i loro figli. E un via vai di assistenti sociali, psicologi e dipendenti della struttura (gestita dalla cooperativa massese Serinper), parenti delle persone ospitate, alcune delle quali sono di Massarosa. Tra loro c’era anche la madre del bimbo di 18 mesi investito dall’auto. «Erano qui solo da pochi giorni e la loro permanenza era stata programmata per un breve periodo – prosegue Barsotti – Quello che è accaduto è davvero tragico. È difficile comprendere come all'interno di un giardino possa aver perso la vita un bambino così piccolo, per di più pr la manovra di un'auto».

È anomalo poi anche il fatto che chi era alla guida dell'auto non si sia reso conto dell'accaduto e che sia stato informato solo successivamente. «Ho saputo anch'io – dice Barsotti – La conducente dell’auto era in Comune per sbrigare alcune pratiche quando è stata informata dell'incidente e ovviamente si è precipitata nella struttura per ricostruire la dinamica insieme ai carabinieri. Io stesso sono subito accorsa alla casa famiglia: ho trovato donne distrutte e atterrite da una morte assurda. La madre del bimbo era disperata e non riusciva a capacitarsi dell’accaduto. Sono scossa per questa tragedia: ha colpito una mamma, che come le altre ospiti della casa famiglia, aveva già i suoi problemi alle spalle. Ora purtroppo dovrà fare i conti anche con quest'altra disgrazia. Siamo tutti senza parole».

Ma cosa succede a quell’ora del mattino nella casa famiglia: «Chi ha dei figli in età scolare li ha già portati a scuola, mentre le mamme con bimbi più piccoli restano nella struttura. Sul retro, dove è successo l’incidente, c’è la cucina. Lì si fa colazione, mentre il giardino è frequentato dai fumatori. La mamma e il suo piccolo in quel momento erano lì. È bastato un attimo ed è successo l’irreparabile».

(ha collaborato

Gianni Parrini)

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