Il Tirreno

Versilia

Clochard pestati a sangue, due in carcere

di Matteo Tuccini

Viareggini ventenni accusati di aver partecipato alla spedizione punitiva che sfociò in una brutale aggressione a Genova

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VIAREGGIO. Due giovani viareggini di origine straniera sono finiti in carcere con l’accusa di aver partecipato a un brutale pestaggio di quattro clochard, avvenuto il 25 gennaio scorso a Genova. I due ragazzi, Ahmed Dridi di 21 anni e Karlo Bilani di 20, sono stati fermati dalla polizia del capoluogo ligure in un blitz compiuto il 25 settembre a Viareggio. Ieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucca, Riccardo Nerucci, ha disposto la custodia cautelare dei due in carcere a San Giorgio. Trasmettendo poi tutti gli atti alla Procura della Repubblica di Genova, che è titolare delle indagini.

I fatti. Il 25 gennaio, in piazza Piccapietra a Genova, quattro senzatetto vengono aggrediti e presi a sprangate in quello che - all’inizio - sembra l’assalto di un commando razzista. Le telecamere presenti in zona riprendono quattro uomini a volto coperto, che armati di spranghe e tubi innocenti massacrano i clochard, sorpresi mentre stanno dormendo in mezzo ai cartoni (erano le prime ore del giorno). L’assalto causa alle vittime fratture varie e, in un caso, anche un trauma cranico per colpi ripetuti alla testa.

Le indagini. In zona viene ritrovato da subito un passamontagna, lasciato da uno degli aggressori. La squadra mobile della questura di Genova passa, inoltre, al setaccio i filmati delle telecamere. Questi elementi, uniti alle dichiarazioni delle vittime, portano la polizia ad arrestare nell’agosto scorso Michal Krahulec, 23 anni, cittadino slovacco, anch’egli senzatetto. È lui - secondo la Procura - ad aver architettato l’aggressione: una specie di vendetta legata al “racket dell’elemosina” e alla spartizione delle zone, motivo di contesa tra i clochard. Lo stesso Krahulec, agli inquirenti, ha affermato di aver subìto a sua volta un’aggressione da parte dei senzatetto pestati, e di essersi voluto vendicare. Chiedendo aiuto ad altre tre persone.

La pista fino a Viareggio. Krahulec, nonostante non abbia dimora fissa, è comunque in possesso di un telefono cellulare. Ed è seguendo i tabulati telefonici che la questura ligure arriva fino a Viareggio, città peraltro frequentata da Krahulec. Le utenze con cui lo slovacco è in contatto risultano intestate a Dridi e a Bilani, che vengono intercettati. E dopo alcuni riscontri ottenuti dagli inquirenti, nei confronti dei due ragazzi - nati rispettivamente in Tunisia e in Germania ma cresciuti in città, tanto da parlare anche il vernacolo - la Procura di Genova emette un decreto di fermo. Che viene eseguito dalla polizia pochi giorni fa.

Le ammissioni dei due accusati. Entrambi i giovani confessano le proprie responsabilità sia al pubblico ministero che nell’udienza di convalida del fermo. Nonostante ciò, il giudice ha ritenuto necessaria per loro la custodia cautelare in carcere: dovranno rispondere di tentato omicidio aggravato. Nei prossimi giorni gli avvocati difensori - Elena Libone e Marco Taddei per Dridi e Fabrizio Miracolo per Bilani - chiederanno gli arresti domiciliari per i loro assistiti, anche sulla base della collaborazione fornita agli inquirenti nell’accertamento dei fatti.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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