Il Tirreno

Versilia

Bimbo di 18 mesi investito nel parcheggio

di Gianni Parrini

Incidente mortale nella Casa famiglia Sonrisa: la dipendente che era al volante non si è accorta dell’accaduto e ha proseguito

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MASSAROSA. Una grossa auto che fa manovra nel parcheggio e un bimbo piccolo che gioca lì vicino. Basta accostare questi due elementi per capire di quale tragedia parliamo. C'è voluto un attimo per trasformare una bella mattina di fine settembre in un incubo ad occhi aperti, che ha scosso la piccola comunità di Stiava e non solo. Un bambino di 18 mesi è stato investito e ucciso da un’auto che stava facendo manovra nel parcheggio-giardino. È accaduto nella casa famiglia “Sonrisa”, in via De Gasperi. Intorno alle 9 del mattino, una dipendente della struttura che ospita donne e bambini in difficoltà, è salita a bordo di una Dacia Lodigy per accompagnare nel centro di Massarosa una madre e suo figlio, entrambi ospiti della struttura. A pochi metri da dove era parcheggiata l’auto stava giocando un altro bimbo, di appena 18 mesi, e poco distante c’era la madre. I due sono arrivati nella casa famiglia di Stiava da pochi giorni e per pochi giorni avrebbero dovuto restarci. Ma qui accade l’irreparabile.

La madre del bimbo rientra per un attimo in casa, mentre la dipendente della struttura fa manovra nel piccolo cortile che dà sul retro della casa famiglia e senza rendersene conto investe il bimbo con la parte anteriore dell’auto. Una morte assurda, se possibile resa ancor più beffarda dal fatto che né la donna al volante né i suoi due passeggeri (madre e figlio) si sono accorti di quanto stava succedendo. Tant’è che hanno proseguito il tragitto fino al centro di Massarosa, dove una telefonata li ha avvertiti della disgrazia chiedendo loro di fare subito ritorno alla casa.

Il corpo senza vita del bimbo è stato scoperto dopo pochi minuti da un’altra dipendente della struttura. Ha lanciato un grido che è stato sentito da tutto il vicinato. Subito è accorsa la madre del piccolo, che è scoppiata in lacrime. Lì per lì nessuno riusciva a capire cosa potesse essere successo. Poi i segni sul corpo del bimbo hanno permesso di chiarire quello che era accaduto.

Nel frattempo la dipendente e l’altra ospite della struttura sono tornate alla Casa famiglia e quando è stato spiegato loro cosa era avvenuto sono trasalite: «Non è possibile, non posso averlo investito io. Non mi sono resa conto di niente», ha detto la donna che era alla guida.

Sul posto sono intervenuti i mezzi del 118 che hanno trasferito il corpo del bimbo all’obitorio dell’ospedale Versilia. Le indagini sull’accaduto sono condotte dai carabinieri, guidati dal capitano Massimo Amato e dal tenente Tamara Nicolai. Gli uomini della scientifica hanno fatto alcuni rilievi nel cortiletto della casa e poi hanno esaminato la Dacia per verificare la presenza di segni utili a ricostruire la dinamica dell’incidente. Secondo gli inquirenti l’auto, che è piuttosto alta ed è sprovvista di sensori per il parcheggio, avrebbe colpito e investito il bimbo con la parte frontale. Quest’ultimo probabilmente era accovacciato e per le persone a bordo della vettura non c’era possibilità di vederlo. «La ricostruzione dell’accaduto è chiara – spiega il capitano Amato – Stiamo facendo ulteriori accertamenti ma vi sono pochi dubbi sul fatto che sia un evento accidentale».

All’obitorio dell’ospedale Versilia il medico legale Stefano Pierotti ha fatto un primo esame visivo sul corpo del bimbo, confermando l’investimento: «Ma per saperne di più dovremmo aspettare l’esito dell’autopsia disposta dal magistrato Piero Capizzoto», spiega Pierotti. Fino a quel momento non si potrà dire di più. Anche se dettagli ulteriori non serviranno a riportare in vita il piccolo. La donna che si trovava alla guida dell’auto sarà iscritta nel registro degli indagati. Per lei si ipotizza il reato di omicidio colposo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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