Il Tirreno

Versilia

La Giunta ha deciso: siamo al dissesto

di Donatella Francesconi
La Giunta ha deciso: siamo al dissesto

La dichiarazione ufficiale spetta al consiglio comunale I revisori dei conti: i problemi sono iniziati dagli anni 2000

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VIAREGGIO. Inutile pensare di uscirne puliti: sarà dissesto, come da delibera di Giunta approvata ieri, appena il consiglio comunale avrà votato la dichiarazione di legge, giovedì prossimo. E lo sarà perché «a cominciare dall’inizio degli anni 2000 l’Ente, di fronte ad evidenti difficoltà ha messo in campo comportamenti e condotte che non sono andate nell’indirizzo delle corretta, sana e buona gestione dell’Ente». Ed ecco, snocciolati in fila indiana, i disavanzi di amministrazione di 2006, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013 nella relazione dei revisori dei conti del Comune (presidente Limberti, con i colleghi Pucci e Suriano) che è un salto indietro nel tempo, là dove tutto è iniziato. «Si fa notare - scrivono i revisori - come il perpretarsi della formazione di disavanzi di amministrazione nel tempo sia sintomatico di un andamento gestionale fuori controllo e/o strutturalmente squilibrato, aggravato dalla continua disattesa dei correttivi e pronunciamenti segnalati dalla Corte dei Conti».

Ecco come siamo arrivati al dissesto e alla ispezione del ministero dell’economia nella quale si evidenzia che «le difficoltà economiche e finanziarie dei soggetti partecipati si sono scaricate in passato e si scaricheranno in futuro sul bilancio comunale». Ecco come siamo arrivati a non poter approvare il bilancio preventivo 2014, il primo dell’amministrazione Betti e ad ammettere, come da relazione del ragioniere capo Salvatore Santoro (il quale ha lavorato gomito a gomito con l’assessore al bilancio Lorenzo Bertoli), che «il Comune si trova in una grave situazione di squilibrio strutturale e continuato del bilancio con l’impossibilità di garantire i servizi fondamentali».

Santoro disegna il disastro col tratto deciso di chi in meno di un anno ne ha già viste troppe: a cominciare dalla «modesta capacità di riscossione riguardo alle entrate proprie dell’Ente». Ed ancora: il mancato riversamento delle somme incassate dalla Viareggio Patrimonio per oltre 27 milioni; la massa di “residui attivi”, somme che il Comune deve riscuotere ma sono rimaste nei conti, “appese” alla buona sorte ma non incassate negli anni; la mancanza di un adeguato sistema di controllo sulle società partecipate e la loro «disastrata situazione economico-finanziaria»; l’utilizzo continuo in passato di entrate straordinarie per il conseguimento degli equilibri correnti; un saldo di cassa che «ormai da anni presenta costantemente valori negativi, tenuto conto dell’utilizzo massivo e sostanzialmente permanente sia di anticipazioni di tesoreria che di fondi vincolati (impiegati per cassa)». Un fatto questo che «continua ad avvenire».

A tutto ciò Santoro aggiunge: «L’assenza di attività di razionalizzazione e controllo della spesa corrente che nel passato è stata spesso “coperta” con entrate straordinarie e che è cresciuta al di sopra delle risorse effettive e concretamente conseguibili». All’interno di un Comune che mostrava «incapacità di fornire copertura finanziaria al considerevole disavanzo di amministrazione e ai debiti fuori bilancio, nonché incapacità di riequilibrare il rapporto tra liquidità e situazione debitoria».

Se, infine, vi fosse necessità di una prova certa della fragilità dello stato delle finanze comunali, Santoro ricorda che «lo squilibrio finanziario previsionale di 4 milioni e 384.580,28 euro al 30 settembre 2013 (quello del quale il suo collega Maurizio Nieri informò sindaco Betti e presidente del consiglio comunale, all’epoca Chiara Romanini, ndr) consegue all’incapacità strutturale dell’Ente di mantenere gli equilibri di bilancio, dal momento che per le spese per servizi, poste a carico del bilancio, non si sono individuate idonee e concrete fonti di finanziamento».

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