Il Tirreno

Versilia

Giannerini si dimette e va a liquidare la Porto Spa

di Donatella Francesconi

Ex presidente della stessa società, assessore, è stato nominato dal Comune «Sono contrario al dissesto ma il sindaco mi ha chiesto di accettare l’incarico»

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VIAREGGIO. «Sabato ho detto al sindaco che mi volevo dimettere perché ero favorevole al Piano di riequilibrio e non al dissesto...Siccome non faccio la guerra al sindaco, mi metto in disparte e gli ho detto che presentavo le mie dimissioni. Lui ci ha pensato un po’ e poi mi ha chiesto “me la fai questa cosa qua?”». La “cosa” è l’incarico di liquidatore della Viareggio porto che Giovanni Giannerini ha assunto ieri pomeriggio, per 26mila euro lordi l’anno. Come annuncia una nota ufficiale del Comune: «Nel corso dell’assemblea della Viareggio porto è stato nominato liquidatore Giovanni Giannerini il quale ha rassegnato subito dopo, al sindaco Leonardo Betti, le proprie dimissioni dalla carica di assessore ad ambiente, porto e rapporti con il consiglio comunale».

Giannerini, già presidente della Viareggio porto dal luglio 2013 al maggio scorso, è stato - da assessore al porto - strenuo sostenitore prima della non messa in liquidazione della Viareggio porto che ha chiuso un bilancio fuori di 1,5 milioni; poi, messo alle strette da più parti (primi tra tutti i revisori dei conti del Comune) ha provato tutte le strade per una impossibile ricapitalizzazione della società della quale da ieri è liquidatore. Lui che, laureato in fisica, nella vita ha fatto il funzionario di partito e poi il dipendente della Cna.

«Questa cosa qua ha un unico senso: perché se il liquidatore lo fa un commercialista il senso è quello della messa in liquidazione. Se invece il liquidatore lo faccio io o un altro che fa parte non della schiera dei commercialisti, la questione è quella di continuare comunque a pensare che la società sia un oggetto che vale la pena mantenere in continuità e poi discutere con i commissari del dissesto cosa vogliamo fare».

Allora siamo in presenza di una falsa liquidazione?

«È solo un problema di opportunità politica per dire che l’interesse del Comune sarà quello di proporre ai commissari del dissesto di portare avanti il ragionamento che si è portato avanti fin qui, ovvero che la Viareggio porto non si vende a pezzi, ricavandoci 4 milioni invece di 15».

Ma non erano trenta milioni sei mesi fa?

«È chiaro: con un po’ di roba dentro, il mercato ittico che ne vale dodici e l’area Perini che ne vale cinque...Ma è una decisione che prenderanno i commissari del dissesto...».

Ai quali proprio lei potrà presentare i possibili acquirenti delle azioni della Viareggio porto con i quali da assessore ha avuto rapporti, come ha dichiarato nell’ultima commissione attività produttive, elencando candidati arabi, libanesi ed italiani...

«Io ho trattato con coloro che non ritengo siano possibili acquirenti. Ma ho dato loro quello che c’è nel sito del Comune: il Piano regolatore portuale, con la relazione tecnica e gli investimenti necessari. Io ho in mente non il pacchetto delle persone che sono interessate, ma le idee per la vendita al meglio della società. Nemmeno il sindaco lo sa. Alla gara a doppio oggetto e tutto il resto, come ho detto in commissione, ho lavorato io...».

Ma lei non era favorevole alla messa in liquidazione cui oggi mette mano...

«Certo che non la volevo fare. Mi tocca farla lo stesso per vedere se si può tirare fuori qualcosa di più...».

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