Il Tirreno

Versilia

Mercato ittico abbandonato un dormitorio per disperati

di Donatella Francesconi

Sparsi per terra al primo piano della costruzione mai finita ci sono rifiuti, escrementi e i documenti che arrivano da borse e portafogli rubati

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VIAREGGIO. Primo piano del mercato ittico in costruzione, a far da guida al “Tirreno” è il comandante della Capitaneria, Marco Alberto Iacono. Un modo per mettere in evidenza - passo dopo passo e scatto dopo scatto - in che condizione sia stata lasciata la costruzione, realizzata con i finanziamenti che la Regione ha stanziato ormai ben sette anni fa. La gara per il completamento, bandita dal Comune dopo un anno di rimpalli, dà tempo fino al 9 ottobre alle aziende interessate per farsi avanti. Intanto, però, la struttura incompiuta è dormitorio di disperati che vivono di spaccio e furti. Perché di altro non si vive, in nessun Paese del mondo e da ovunque di provenga, se si dorme in terra in mezzo a rifiuti, umidità, escrementi.

La prima cosa che salta agli occhi e il complessivo allarme igienico-sanitario: avanzi di cibo, rifiuti organici, insieme a scarpe, abiti, coperte. In parte immersi anche nell’acqua piovana che imbeve l’edificio e non lo lascia tanto facilmente. Perfino quella che sembra la tromba di un ascensore, a piano terra lato banchine, è ripiena d’acqua per tutta la profondità, con il rischio che qualcuno vi possa finire dentro. In superficie galleggiano rifiuti.

Per terra, al primo piano, in mezzo alla spazzatura spunta una carta di identità: è di una studentessa non toscana, faccia ancora da bambina, difficile pensare che possa aver frequentato il posto. Al comandante Iacono non sfuggono gli altri documento tutto intorno, una scia che porta fino ad un portafoglio vuoto. Proventi dei furti messi a segno in Darsena, o sulla spiaggia, ai danni dei turisti. Una volta raccolti e portati in ufficio, i titolari saranno contattati ed informati dei ritrovamenti.

In una della tante “celle” in cui è stata suddivisa la struttura, rimasta abbandonata per più di un anno, ci sono un “tocco” di gommapiuma ed alcune coperte ammucchiate come a proteggere l’accesso al “buco” che di notte ospita un essere umano. In un’altra delle “celle” alcuni mattoni sovrapposti fanno da arredo: un tavolino e delle sedute raso terra, ma anche un fornello dove cuocere cibi attraverso il calore dei mattoni sotto i quali accendere il fuoco.

L’odore non è fortissimo solo grazie al fatto che la struttura non è chiusa. Se lo fosse non si respirerebbe.

Scendendo al piano terra, il comandante Iacono sta con gli occhi puntati al soffitto. Che gocciola. L’acqua filtra inquietante dal piano di sopra, attraverso le colonne e gli interstizi che si sono aperti in più di un punto. Nell’acqua che invade anche il piano terra, le “docce”che piovono da sopra formano un susseguirsi di cerchi.

Al cancello - è triste constatarlo - c’è ancora il pezzo di cordame che ha utilizzato il nostromo Emilio Di Fazio per chiuderlo. Era il 12 settembre, prima visita del “Tirreno” al simbolo di una città che non ha cura di sé.

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