Sicurezza
Non tornano gli organi di Daniele
Caso Franceschi: l’istanza per riottenerli impossibile fino alla fine del processo
VIAREGGIO. Gli organi di Daniele Franceschi, almeno per ora, non torneranno in Italia. I legali che curano gli interessi di Cira Antignano e degli altri familiari dell’operaio viareggino di trentasei anni morto il 25 agosto 2010 in circostanze non ancora del tutto chiare nel carcere francese di Grasse non hanno infatti potuto presentare l’istanza per la restituzione degli organi prelevati durante l’autopsia di quattro anni fa.
L’avvocato francese Luc Febbraro - coadiuvato durante il processo in corso a Grasse dai colleghi italiani Maria Grazia Menozzi e Aldo Lasagna - non ha infatti potuto avanzare la richiesta di poter riavere gli organi mancanti di Daniele in modo da poter garantire una degna sepoltura al giovane.
Secondo quanto spiegato dai legali, l’istanza potrà essere avanzata soltanto quando il processo per definire le responsabilità della morte di Franceschi non potrà dirsi definitivamente concluso, visto che proprio sugli organi di Daniele - almeno in linea teorica - potrebbe essere avanzata una nuova perizia nel corso dell’eventuale processo di appello.
Ricordiamo che proprio l’altro ieri al Tribunale di Grasse si è chiusa la fase dibattimentale del processo di primo grado con la richiesta di condanna da parte del pubblico ministero del medico e delle due infermiere del carcere rinviati a giudizio al termine delle indagini sulla morte di Franceschi. La sentenza di primo grado sarà pronunciata il prossimo 29 ottobre, giorno in cui è stata fissata la data del processo da parte del presidente del Tribunale di Grasse, Marc Joando.
Dopo il verdetto - così come previsto anche nell’ordinamento italiano - sia il pubblico ministero che i difensori degli imputati potranno presentare appello al Tribunale di Aix-en-Provence.
Claudio Vecoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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