Il Tirreno

Versilia

Viareggio porto: tutta la storia del sogno arabo

di Donatella Francesconi
Viareggio porto: tutta la storia del sogno arabo

L’assessore Giannerini ascoltato in commissione: è un documento mandato al sindaco da Riccardo Cima

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VIAREGGIO. Incontri a luglio, ad agosto ed ad ottobre, «di cui quello di ottobre alla presenza del sindaco e del presidente della Viareggio Porto spa, e a Firenze il 21 febbraio 2014 alla presenza dell'assessore alla finanze, con gli avvocati che rappresentano il fondo arabo per valutare investimenti in Italia»: è il documento reso noto nei giorni scorsi dal “Tirreno”, circolato in Municipio relativamente all’ipotesi di nuova gara della Viareggio porto e all’interessamento di un fondo di investimento arabo. Ieri l’assessore Giovanni Giannerini (che della Viareggio porto è stato il primo presidente nominato da Betti) è stato chiamato in commissione attività produttive (presidente Emiliano Favilla) convocata sulla questione della vendita della Viareggio porto agli arabi, come da ordine del giorno richiesto da Massimiliano Baldini, capogruppo del Movimento cittadini.

Non un documento protocollato - questa la definizione di Giannerini del materiale reso noto dal “Tirreno” - ma «una e-mail all’indirizzo privato del sindaco inviata da Riccardo Cima». Commercialista e liquidatore della Viareggio Versilia Congressi.

Chi era presente all’incontro del 21 febbraio a Firenze «con gli avvocati che rappresentano il fondo arabo» come si legge nel documento pubblicato? Giannerini mette in scena personaggi ed interpreti: «C’era Giovanni Acampora, il cui figlio è venuto all’incontro con l’ambasciatore Starace a Viareggio. L’incontro era stato richiesto dal gruppo Acampora, tramite Stefano Faver». L’appuntamento è a Firenze, all’hotel Baglioni, «come richiesto dagli interessati», risponde Giannerini alle domande di Baldini. Precisando che «non erano trattative ma informative». Un’affermazione che ha provato la reazione di Alfredo Trinchese, consigliere del Movimento Cinque stelle: «Non prendiamoci in giro! Nessuno andrebbe a proporre agli arabi senza garantire di essere poi in grado di dare quanto promesso. Ha davvero poco valore la storia dell’”informativa”. Qui si è cercato di imporre un asset per la vendita». Affermazione che ha visto la replica dell’assessore: «Se gli intermediari italiani suggeriscono che ci sono fondi esteri non mi pare che sia un problema. Abbiamo incontrato anche un intermediario libanese di un gruppo della stessa nazionalità ed un gruppo legato a Federimmobiliare. Esiste il concetto della trasparenza, ma c’è un momento di istruttoria per poter prendere una decisione...».

Cinquanta milioni di euro la posta in gioco nel documento pubblicato dal “Tirreno” («cifra fuori da qualsiasi ipotesi di lavoro”, ha dichiarato ieri Giannerini) e l’impegno (come da cronorogramma messo nero su bianco) ad «avere contatti con gli avvocati di Roma per far in modo che il materiale predisposto sia compatibile con le illustrazioni e le forme giuridiche del fondo». Che significa approntare una gara alla quale la forma giuridica “fondo” potesse partecipare.

Prevedendo - è ancora il documento in possesso del “Tirreno” - «che la gara sia a doppio oggetto nel senso che chi sottoscrive e versa 50 milioni realizza i lavori ». Anche su questo passaggio Giannerini smentisce: «Ho parlato per la prima volta della gara a doppio oggetto nella riunione avuta in Municipio il giorno prima della pubblicazione di quell’articolo».

Al termine, il colpo di scena: «Nei contatti avuti - chiede ripetutamente Baldini - avete informato gli interlocutori che la Viareggio porto va in liquidazione?». Giannerini, nel corso delle sue riposte, conferma più volte che così è stato. Ma Fabiano Frosini, presidente della società, lo smentisce: «La sentenza sull’Ici è del 29 aprile: fino a quella data di liquidazione non si parlava».

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