Il dolore
Le ultime ore di Daniele «Non ha nulla». Ma muore
In aula il racconto del medico e di una delle infermiere che visitarono il viareggino prima del decesso in una cella del carcere di Grasse
NOSTRO INVIATO A GRASSE. «J'ai un forte doleur au coeur et à l'époule de gauche. C'est urgent! Je suis très malade». Così Daniele Franceschi, in una grafia traballante come la sua salute, il 24 agosto di quattro anni fa scriveva in francese dalla sua cella su un foglio di quaderno nel disperato tentativo di farsi visitare da un medico esterno al carcere di Grasse.
Un «dolore al cuore e alla spalla sinistra» che avrebbe probabilmente allarmato qualsiasi persona con un minimo di cognizioni di primo soccorso. Ma non Jean Paul Estrade, il medico del centro ospedaliero di Grasse in quei giorni di turno al penitenziario di Grasse dove Daniele era rinchiuso da sei mesi (e ancora senza essere stato sottoposto ad un processo) per aver cercato di utilizzare al Casino di Cannes una carta di credito clonata.
Per il medico del penitenziario, ora accusato di “omicidio involontario” per la morte dell'operaio viareggino di 36 anni, i parametri riscontrati durante una (frettolosa?) visita di controllo non davano adito ad alcun allarme per la salute e per il cuore di quel detenuto che arrivava da un paese straniero.
Così come non hanno destato preoccupazioni a Stéphanie Colonna e a Françoise Boselli, le due infermiere del centro ospedaliero della Costa Azzurra di turno in carcere. “Il n'a rien” (“Non ha niente”), avrebbero sentenziato.
Il giorno dopo, alle 17 del pomeriggio, il corpo senza vita di Daniele Franceschi è stato trovato disteso sulla brandina della sua cella.
Il medico e le infermiere ieri sono comparse di fronte ai giudici del Tribunale correptionel di Grasse. E il presidente della corte Marc Joando non ha fatto sconti ai tre dipendenti del centro ospedaliero di Grasse che quel giorno di fine agosto erano di turno al penitenziario della cittadina della Costa Azzurra, capitale francese dei profumi. Mettendo prima all'angolo il dottor Estrade e poi Françoise Boselli, l'unica delle due infermiere presenti in aula.
Stéphanie Colonna, l'altra infermiera rinviata a giudizio, non si è invece presentata perché in stato interessante («Lo stress del processo sarebbe stato insopportabile», l'ha giustificata il suo legale): una assenza non preannunciata che ieri ha fatto slittare l'udienza mattutina al primo pomeriggio, con il timore di un rinvio del processo.
Medico e infermiera presenti in aula hanno cercato di parare i colpi sferrati anche dal procuratore Parvine Derivery e dall'avvocato Luc Febbraro, legale francese che difende i diritti dei familiari di Daniele Franceschi insieme a Maria Grazia Menozzi ed Aldo Lasagna.
Ma il clima che si è anche visivamente colto in aula è che la linea difensiva sia stata messa a dura prova nelle oltre sei ore di deposizioni e testimonianze raccolte.
Ad ascoltare in aula la ricostruzione del calvario del figlio, in prima fila, anche Cira Antignano, la coraggiosa madre che non ha voluto mancare all’udienza di ieri a Grasse e che ha lottato in questi quattro anni per ottenere giustizia e verità per la morte del suo Daniele. Per lei un nuovo, tormentato giorno di sofferenza trascorso a rivivere quei terribili giorni del 2010.
Oggi in aula sono previste le richieste di pubblica accusa e difesa. Ma per il verdetto bisognerà attendere ancora qualche giorno: oggi dopo la seconda giornata di udienze, infatti, la corte si riserverà alcune settimane per decidere. Il verdetto è infatti atteso fra circa un mese.
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