Il Tirreno

Versilia

«Voglio risorse per la riscossione»

Ruglioni batte cassa. Ma il ragioniere capo Santoro da mesi gli contesta metodi e cifre

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VIAREGGIO. Quasi 104 milioni di euro (103.523.065) di residui attivi, ovvero di somme che la Viareggio Patrimonio deve riscuotere dai cittadini al 31 dicembre 2013: è il “coniglio” dal cilindro dell’amministratore unico Gianluca Ruglioni, la notte prima degli esami, nel senso dell’incontro con la Corte dei Conti. Una somma che - fatte le dovute sottrazioni - non si discosta da quella calcolata nella delibera del consuntivo 2013 (40 milioni al posto dei 45 che danno i conti di Ruglioni al “pulito”), nonostante Ruglioni, nella documentazione inviata anche al presidente del consiglio comunale, arrivi perfino a mettere in discussione lo stesso consuntivo votato il 27 agosto da 13 consiglieri di maggioranza.

La sottrazione va fatta, inevitabilmente, a partire da quei 27 milioni che la Viareggio patrimonio - nel corso degli anni non ha riversato nelle casse del Comune, Ruglioni è amministratore della società partecipata solo da un anno. Ma ai revisori dei conti che, appena qualche giorni fa, sono tornati a chiedere che fine hanno fatto quelle somme, non ha saputo rispondere. Così come è stato per il Mef e per il ragioniere capo, Salvatore Santoro, che ha segnalato nuovamente la questione alla Corte dei Conti.

Al segno meno va poi aggiunto quanto Ruglioni stesso dichiara: e cioè che della somma miracolosa riscuoterebbe il 50%, affermazione che fa «sulla base della maturata esperienza maturata in Sepi Spa (l’azienda pisana di riscossione, ndr) di cui sono l’amministratore unico». Per cui la Viareggio Patrimonio - che ha già una convenzione con Sepi - «se supportata oppurtunamente delle risorse indispensabili al corretto svolgimento delle procedure coattive, sarà in grado di esprimere le seguenti performance». Indicate in: «Entrate tributarie, riscossione di circa il 50% dei residui accertati e non ancora riscossi dai contribuenti. E sanzioni dal codice della strada per circa il 25% dei residui» nelle stesse condizioni.

Un ragionare al futuro per far quadrare il presente che il ragioniere capo Santoro da mesi contesta con chiarezza: «Mantenere in bilancio crediti che difficilmente si tramuteranno in risorse finanziarie liquide non è consentito e comporta una dilatazione ingiustificata dell'avanzo di amministrazione, che potrebbe anche tradursi in disavanzo eliminando i residui che con molta probabilità non verranno». Detto e fatto, come da consuntivo 2013 approvato. (d.f.)

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