Il Tirreno

Versilia

Ex Billet tra degrado e burocrazia

di Donatella Francesconi
Ex Billet tra degrado e burocrazia

L’immobile a ridosso delle banchine più prestigiose è il dormitorio di spacciatori e disperati

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VIAREGGIO. Via Coppino, ad un passo dalla banchina Fucile, dalle prestigiose barche, e da quella che ospita i velieri Perini. In mezzo a due ristoranti, alle sedi dei cantieri, una porticina bianca. Che spalanca un mondo “parallelo”. A fare da guida al cronista del “Tirreno” è il nostromo Emilio Di Fazio insieme ad un altro militare della Capitaneria guidata da Marco Alberto Iacono. La porta è aperta. Sul muro a fianco campeggia la scritta “droga”, ben in vista. All’interno solo sporcizia e devastazione. Scarpe, resti di pasti, bottiglie di birra vuote, stracci utilizzati come coperte. Una terra di nessuno da allarme igienico: perché l’ex sede della società milanese “Billet Italia” è luogo abitato dai disperati della Darsena, i tanti stranieri che vivono come capita trafficando nello spaccio. E basta un giro by night tra Vialone, stadio e banchine per rendersi conto che la generazione di “spaccini” è oggi composta da giovani e giovanissimi che non ha niente da perdere. E “niente” significa perfino la salute e la stessa vita.

Negli uffici della Capitaneria è Angelo Filosa, per l’ufficio demanio, a raccontare una storia che inizia nel 2007, quando la società in questione subentra nella concessione dell’immobile che era della “Morex”. Nel giro di un anno - è la ricostruzione sfogliando il voluminoso fascicolo - il Comune di Viareggio verificò che la concessione non era utilizzata e avviò l’iter per la decadenza. All’interno del capannone c’era all’epoca - ricostruisce Filosa - «un’imbarcazione che è la stessa oggi presente». L’impresa fece ricorso al Tar che nel 2010 diede ragione al Comune. Seguì il ricorso al Consiglio di Stato. E siano arrivati al 2010. «Nel frattempo - continua l’ufficiale della Capitaneria - il Comune aveva avviato la pratica per la comparazione delle domande, così da poter assegnare la concessione». Ma una società interessata presentò ricorso alla Capitaneria: «Il manufatto era stato classificato, stranamente, come di facile rimozione. E ci veniva giustamente posto il problema», continua Filosa. A quel punto la Capitaneria avviò la pratica di incameramento (retroattivo)del ben da parte dello Stato, dopo averne mutato la classificazione. «Nel corso dell’iter - ricorda Angelo Filosa - l’immobile finì sotto sequestro in un’inchiesta della guardia di finanza di Cremona su delega della Procura di Milano. L’impresa era accusata di frode fiscale e l’immobile di via Coppino era oggetto della frode». Oggi, a procedimento giudiziario andato avanti, il bene già incamerato dallo Stato è stato confiscato dallo Stato stesso. Passaggio che rende la concessione non più assegnabile. Un “nodo” che il Tribunale di Milano dovrebbe finalmente sciogliere a novembre. Nel frattempo - sottolinea Filosa - «l’Autorità portuale, dopo i numerosi interventi all’interno della struttura da parte della Capitaneria e delle altre forze dell’ordine, ha scritto al custode giudiziale affinché provveda a impedire l’accesso all’immobile e a rimuovere i beni , riconducibili alla Billet». A ieri il sollecito era rimasto, evidentemente, lettera morta...

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