Il Tirreno

Versilia

IL RICORDO di FORTUNATO MENICHETTI

Si vendeva ai tedeschi per il marito malato

Si vendeva ai tedeschi per il marito malato

VIAREGGIO. Non è più il nonno partigiano. Fortunato Menichetti è «partigiano», è basta, come tutola la quinta e nuova edizione del suo libro di memorie, pubblicato dalle edizioni 5Marzo. «Ho scritto...

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VIAREGGIO. Non è più il nonno partigiano. Fortunato Menichetti è «partigiano», è basta, come tutola la quinta e nuova edizione del suo libro di memorie, pubblicato dalle edizioni 5Marzo.

«Ho scritto questo libro per tenere viva la memoria per tutti i caduti per la Patria, in particolare per coloro che sono morti nella guerra di Liberazione». CosìMenichetti scrive nel risvolto di copertina.

Le memorie, caso raro, non nascondo veramente nulla. La nobiltà ma anche le miserie dei partigiani e anche dei liberatori. L’eroismo di chi morì sulle Apuane e l’opportunismo di chi diventò partigiano il giorno prima della Liberazione. Menichetti può permettersi questa franchezza. Intanto perchè c’era e poi perchè è stato per 50 anni amico di Sandro Pertini, non solo presidente partigiano, come dalla canzone di Toto Cotugno, ma anche perchè faceva delle franchezza, quasi brutale, la cifra della sua vita pubblica.

Fra i tanti episodi della lotta partigiano, Menichetti racconta anche della prostituta che venne sottratta ai tedeschi.

La donna si trovava a Metato. Qui si vendeva agli italiani, poi passo – dopo l’8 settembre – a prostituirsi con i soldati tedeschi e con i repubblichini.

Una notte, Menichetti e Giorgio Lanè andarono per prenderla, ma la donna era in casa con due soldati della Wehrmacht, non più giovanissimi. Uscirono e loro entrarono. «La donna si mise a piangere e raccontò la sua storia. Era costretta a fare la vita – scrive Menichetti – perchè il marito era tubercolotico». Non poteva lavorare ed in più aveva bisogno di cure. Fortunato e Giorgio la portarono via, ma ce ne volle del bello e del buono per farla accettare dai compagni partigiani . Il comandante la affidò a due partigiani. Alla fine due patrioti non resistettero, presero un vecchio rasoio e la raparono a zero. Era la punizione per chi andava col nemico o comunque vi collaborava. Il comandante quando seppe quello che era successo andò su tutte le furie affidò la donna ai cuochi. Rimase nella formazione partigiana lavorando alle cucine.

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