Attenzione
Controlli anti inquinamento nei cantieri
Inchiesta della Capitaneria in tutte le aziende della nautica viareggina: la Procura vuole vederci chiaro sugli scarichi
VIAREGGIO. Sono vere e proprie acque industriali e come tali vanno trattate, come la legge prevede per garantire il rispetto dell’ambiente. Che, nel caso della Darsena, è quel mare che tutti vorremmo preservare in salute. Per garantire che i cantieri della grande nautica viareggina (e mondiale) siano in regola con la normativa e non commettano reati penali anche gravi, si è messa in moto la Capitaneria di porto, su delega della Procura (pm Lucia Rugani). Prima l’intervento sul cantiere Del Carlo, prima sigillato e poi tornato attivo ma sotto sorveglianza, nel senso che se si ripete lo sversamento riscontrato il sequestro ha di nuovo efficacia. Poi - come conferma Ennio Bonomo - il cantiere Codecasa che, tra l’altro, costruisce proprio le motovedette della guardia costiera ed ha una lunga storia alle spalle in questa attività. «Stanno andando da tutti - è la voce di Bonomo -: credo per “par condicio”...Ma fanno il loro lavoro, come tutte le forze dell’ordine...». Al controllo, almeno per il momento, non è seguito alcun verbale, sottolinea Bonomo: «Abbiamo delle canaline che raccolgono l’acqua di lavaggio delle barche e la convogliano nella cassa di decantazione». Dove - così la procedura - una volta eliminata l’acqua «rimane solo il rifiuto speciale che va smaltito a norma di legge».
Bocche cucite tra gli uomini del comandante Marco Alberto Iacono, prossimo al trasferimento dopo appena un anno di comando, arrivato nel momento peggiore per la Capitaneria viareggina che ha visto l’arresto del nostromo Stefano La Rosa nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri di Lucca (su delega del pm Fabio Origlio) che più di una nebbia ha squarciato nell’intoccabile porto viareggino. Oggi la riorganizzazione voluta da Iacono sta dando i suoi frutti, in stretto rapporto con la stessa Procura di Lucca, diretta da Aldo Cicala. A cominciare proprio da quel fronte ambientale così caldo. Tanto che Arpat, nei prelievi delle acque che hanno riguardato i sigilli al cantiere Del Carlo, ha trovato addirittura l’arsenico. Altro che manganelli in spiaggia, insomma...
Le acque di scarico provenienti dal lavaggio delle carene sono caratterizzate da alte concentrazioni di metalli pesanti disciolti, contenuti negli antivegetativi. Per rimuovere il problema occorre un apposito trattamento chimico-fisico. La stessa acqua vede anche residui di olio o idrocarburi, ma anche di sapone o solventi vari. È chiaro anche senza essere esperti di chimica perché queste sostanzenon debbano finire nelle acque del porto e poi, di conseguenza, in mare.
L’attività della Capitaneria, avviata ormai da qualche settimana, non ha toccato solo il cantiere Codecasa. Nella rete dei controlli anche Perini Navi, come racconta radio banchina sempre attenta a quanto accade all’ombra dei costruttori dei giganti del mare. E - per dirla con le parole di Bonomo - la “par condicio” non lascerà nessuno senza la visita dell’autorità marittima, impegnata alla tutela ambientale di un pezzo così importante di città.
D’altra parte, controlli analoghi sono in corso da parte delle altre Capitanerie d’Italia. Basti pensare che l’estate che si va a concludere, nel vicino Lazio ha visto i colleghi dei militari viareggini impegnati negli accertamenti su 13 cantieri tra Gaeta a Formia, per individuare eventuali fonti di inquinamento. L’attenzione, in questo caso, si è concentrata sugli scarichi di reflui inquinanti nonché sulla corretta gestione dei rifiuti speciali prodotti dalle lavorazioni dei cantieri. Diverse strutture - così i primi risultati dell’indagine laziale - pur dotate degli impianti previsti dalla legge sono state “pizzicate” con gli stessi impianti non funzionanti al momento del controllo. Come dire che non c’è porto che trovi pace...
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