Italia
Nuovo mercato ittico: escrementi, giacigli e acqua ovunque
Cancello aperto ieri mattina al cantiere abbandonato Intervento della Capitaneria che sollecita il Comune
VIAREGGIO. Campo di gara. Nel senso di quella finalmente bandita dal Comune per il completamento del nuovo mercato ittico, finanziato dalla Regione ormai sette anni fa. Due milioni e mezzo, in parte spesi per l’opera incompiuta da oltre un anno, dopo il fallimento del’impresa che aveva vinto l’appalto. Ieri mattina il “Tirreno” è riuscito ad entrare nella struttura che si trova nell’area portuale, a ridosso della diga foranea. Senza sforzo, peraltro. Perché il cancello, ieri mattina, era spalancato. A vigilare sul cantiere dovrebbe essere l’ufficio demanio del Comune - fanno sapere dall’Autorità portuale - che è nelle mani dell’ingegnere Riccardo Raffaelli, il quale firma anche il bando per il completamento dell’opera.
Appare subito chiaro che lo scheletro di muratura che si staglia tra banchine e mare è abitato. Anche dall’esterno lo si capisce. Appoggiati all’esterno, al piano alto, ci sono coperte e tappeti. Dal cancello all’ingresso di quello che sarà, prima o poi, il nuovo mercato ittico, oggetti d’uso quotidiano, plastica, bottiglie di birra vuote. Il piazzale non è più ingombro di mezzi e materiali edili, a differenza di come si presentava, invece, appena un mese fa. È probabile che sia stata l’azienda dei precedenti lavori a fare pulizia. Ma non è detto.
Perché questa parte di porto è terra di nessuno. E non solo nelle aree lasciate a se stesse come queste. Ma anche in quelle in concessione, luogo di ritrovo di stranieri dediti allo spaccio, che trovano riparo nei vecchi macchinari che non hanno ragione di occupare spazio pubblico. E non solo. L’ultima zona del porto prima della landa desolata che è il Triangolino di belle speranze, la notte è meta di sesso in auto e relativi guardoni. Con tanto di telo bianco che spunta per proteggere chi spia le coppiette.
All’interno, al piano terra, il pavimento è intriso d’acqua. Le piogge degli ultimi giorni sembrano essersi raccolte tutte qui. I pilastri sembrano inzupparsi d’umidità e così i cavi a terra, immersi nella pozza. La sporcizia è ovunque. La struttura è organizzata per “cellette”: è tutto un susseguirsi di piccoli spazi delimitati. Dentro i quali si susseguono le tracce di vita: escrementi, resti di bevande, cibi, giacigli precari tra umidità e sporcizia da allarme igienico-sanitario. Anche considerando che sulla banchina di fronte si lavora e si svolge parte dell’attività dei pescatori.
Un tour deprimente, considerando che a questo degrado sono serviti i soldi pubblici, della Regione, e dunque di tutti noi. Mentre il cronista scatta foto e ficca il naso, arriva la Capitaneria di porto. Il comando di Marco Alberto Iacono ha cambiato le regole. E lo si legge chiaramente sul volto e nel piglio del nostromo, Emilio Di Fazio, che si mette subito al lavoro per capire di chi sia la competenza della chiusura di quel cancello spalancato sul nulla. E poi lo fa richiudere almeno con del cordame, così che intanto ci sia un segnale chiaro. Un occhio al cronista, che non si avventuri (e l’ordine è di quelli che non è il caso di mettersi a discutere) al piano di sopra che appare “abitato” (ci sono vere e proprie stanze) e l’altro alle banchine intorno: «Quando la sposta quella barca che lì non deve stare?», è la domanda del nostromo a due uomini che transitano in auto. «Ma ci stanno sempre tutti...», è il tentativo di risposta, che vuole essere deciso. Come se non avessero detto niente: «Alle 16 quella barca la voglio spostata. Punto».
La Capitaneria viareggina è questa cosa qui, oggi. Qualsiasi cosa sia accaduta in passato. Ed il merito è dei suoi uomini e della riorganizzazione dei compiti alla quale si è dedicato Iacono. Che, forse, paga con il trasferimento anche questa attività.
«Facciamo una nuova segnalazione alla polizia», aggiunge Di Fazio, con riferimento alla vita che pullula nel nuovo mercato destinato a trasformarsi - si spera a breve - di nuovo in un cantiere. Per il completamento dei lavori ed il successivo affidamento della gestione. Un capitolo ancora tutto aperto, come aperto è il difficile rapporto tra l’amministrazione del sindaco Betti ed i pescatori della marineria di casa nostra.
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