Il Tirreno

Versilia

Betti non si è dimesso Oggi il giorno delle scelte

di Donatella Francesconi
Betti non si è dimesso Oggi il giorno delle scelte

Il sindaco ha in mente di sostituire assessori e presidenti delle società partecipate L’opposizione non ci sta a governare: oggi il problema è il primo cittadino

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VIAREGGIO. Dimettersi o restare, ma azzerando la Giunta: è stata la lunga giornata del sindaco Leonardo Betti, da mercoledì senza maggioranza in consiglio comunale. Sul suo tavolo due lettere, nessuna delle quali è poi stata resa pubblica. Nella sua stanza e nei suoi telefoni tutti coloro che sono stati coinvolti in una febbrile giornata di consultazioni. Al termine della quale il primo cittadino ha lasciato il Municipio per raggiungere la sede del Partito democratico, in via Regia, e la riunione delle due segreterie (versiliese e comunale) allargata alla Giunta e ai consiglieri. Sul tavolo la decisione che il segretario della Federazione, Giuseppe Dati, chiede a Betti e ai suoi: dichiarazione di dissesto e azzeramento della Giunta.

Via gli assessori (Bertoli, Dal Pino, Fruzza, Giannerini, Romanini, Strambi, tutti del Pd) e via i presidenti delle società partecipate. Per iniziare la terza Giunta Betti, diretta verso un dissesto che non convince proprio il primo cittadino. Impegnato da giorni nella sempre più impossibile quadratura dei conti, guardato a vista dal nuovo segretario comunale, Antonio Salonia, che ha deciso di salire - e non si è ancora capito perché - sul “carro” di un’amministrazione dal maxi disavanzo, con il fiato sul collo del Mef, della Corte dei Conti, della Procura della Corte. Al grido di “vendere vendere vendere” Salonia si gioca l’ultima carta: segretari comunali e ragionieri capo di altri Comuni della Toscana, da lui scelti e da lui invitati per sabato mattina al capezzale di Viareggio, come a quello di Pinocchio.

È questo il quadro che fa sperare a Betti di avere ancora una chance, azzerando la Giunta e aprendo ad altre forze politiche, così come all’area dei dissidenti all’interno del proprio partito. Insomma, fuori Romanini - sul vice sindaco c’è una mozione di sfiducia - e dentro Zappelli o Mei o Batistini o chiunque altro sia disponibile, perché è questo che attende chi entra in Giunta oggi, a condividere il percorso di Piano di risanamento che ha in mente il sindaco. Piano di risanamento che è sottoposto per legge a controlli trimestrali: al primo scivolone la responsabilità piomba addosso al primo cittadino e alla sua squadra.

Quando, poco prima di cena, è stato chiaro che l’azzeramento della Giunta era la strada che il sindaco avrebbe scelto, immediata è arrivata la reazione delle forze politiche di opposizione. «Dopo la pagliacciata del consiglio comunale di mercoledì - è dichiarazione di Geronimo Madrigali (Sel) - mi vergogno di fare parte di questo centrosinistra. Se anche mai vi potesse essere uno spiraglio di rapporto con Sel, senza dichiarazione di dissesto non si va da nessuna parte».

Tra tutti - è la posizione di Antonio CIma (Pdl/Forza Italia) - «il meno autorevole è il sindaco. Se ha trovato qualche sponda sono affari suoi».

Stessi toni nella dichiarazione di Massimiliano Baldini (Movimento cittadini): «Nessuna sponda a questo sindaco. Nessuna disponibilità a trattare».

C’è un problema di fiducia a Betti e tutta l’opposizione lo dice apertamente: «Betti imbarcherebbe un governo di emergenza solo per restare in sella - argomenta Rossella Martina (lista civica “Viareggio tornerà bellissima”). È troppo tardi e, soprattutto, è l’ennesimo espediente di un gruppo di disperati che annaspano».

Punta il dito sulla figura del primo cittadino anche Max Bertoni (Movimento Cinque stelle): «Non mi pare che Betti abbia dimostrato di saper gestire una qualsiasi cosa. Se cerca sponde, di sicuro non n avrà da parte nostra. Non c’è più fiducia in lui. L’azzeramento della Giunta non è la panacea dei mali di questa amministrazione».

Ad un anno dall’insediamento, questa è la situazione dell’amministrazione che vede oggi al governo della città il Partito democratico, la Federazione della sinistra e la lista civica “Viva Viareggio Viva”. Quindici mesi, dal giugno 2013, durante i quali sono venuti a galla non solo i mali dei conti, ma quelli di una politica autoreferenziale che non ammette gli errori fatti, ancora convinta che il grande Luna Park che la città è stata per molti appetiti possa restare aperto aspettando che passi la bufera.

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