Il dolore
Voto impossibile: la Tasi è al minimo
Stangata rinviata, si pagherà l’aliquota dell’1,1 per mille Il consiglio comunale si tiene senza numero legale
VIAREGGIO. Tasi all’1,1 per mille, almeno fino a quando i commissari del dissesto o i conti del piano di risanamento del sindaco Betti non “ripareranno” al non voto di ieri mattina in un consiglio comunale che non aveva i numeri ma che ha tirato in lungo per due ore tentando di riunirsi, discutere, e deliberare in spregio al regolamento comunale e alla normativa.
La delibera messa a punto dall’amministrazione portava al massimo l’aliquota sulla prima casa (2,5 per mille) e lasciava invariata quella sulla seconda abitazione che già era al “top” (10,26 per mille). Nel provvedimento che il consiglio comunale era chiamato a votare non c’era quello 0,8 in più che la legge consente di gravare sulla seconda casa al fine di utilizzare il ricavato per gli sgravi sulle prime abitazioni. Non c’era perché non c’è certezza sul numero delle seconde abitazioni reali. Nel bilancio del Comune che è nello stato ormai noto (disavanzo da 53 milioni destinato a raddoppiare con i conti delle società partecipate) l’aliquota al minimo significa 3,5 milioni in meno nelle casse dell’Ente. Ma alla Corte dei Conti, che il sindaco incontrerà nuovamente martedì, bisognerà spiegare anche come mai non sono stati avviati i pensionamenti (Raffaelli e Martelli, è ormai certo, andranno a casa a scadenza naturale l’anno prossimo), come si intende ripianare il disavanzo 2012 (bisogna rispondere entro il 22), come mai non si chiude il primo bilancio preventivo dell’era Betti. E molto altro ancora.
A cominciare dal fatto che si spenderà per pagare i gettoni di presenza per un consiglio illegittimo Che si è aperto quattro volte e quattro volte interrotto. Con il segretario comunale reggente, Antonio Scaloia - impassibile al suo posto, masticando ostentatamente un chewingum - che ha rifiutato di pronunciare la parola “magica”: mancanza del numero legale. Tentare una giustificazione di sorta è toccato a Matteo Martini, consigliere del Pd in sostituzione del presidente Vannucchi, in ferie. In base al regolamento comunale - spiega Martini mentre fuori dall’aula la minoranza sta chiamando i carabinieri e la Prefettura - c’è il numero legale per far parlare tutti, ma fino a non toccare l’ordine del giorno, ovvero Regolamento della Iuc e tariffe Tasi. Peccato solo che - sia pure a “puntate” - l’ordine del giorno venga poi centrato in pieno dall’intervento del sindaco Betti: «Bisogna prendere atto - ha detto - che non ci sono i numeri. Purtroppo la burocrazia è fatta di numeri. Ed il numero legale per l’approvazione del Regolamento Iuc non ci sono. Ma ci sono per approvare la Tasi, in merito alla quale c’era l’intenzione di presentare un emendamento per applicare alle seconde case quello 0,8 che la legge prevede per finanziare gli sgravi sulla prima abitazione...». Insomma le comunicazioni del primo cittadino si dilungano sul dettaglio dell’ordine del giorno per buona parte del suo parlare. Al punto che, all’ultimo appello (il quarto), quando la seduta riprende e Martini dà la parola al consigliere del Pd, Luca Brocchini, il suo collega di partito - l’avvocato Stefano Bobo Genick, che è presidente della commissione bilancio - non è seduto in aula.
L’ultimo appello è tombale: in nove non si vota (assenti Vannucchi, Mei, Zappelli e Genick).
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