Il Tirreno

Versilia

In centinaia rischiano di restare senza assegno di disoccupazione

di Matteo Tuccini e Gianni Parrini
In centinaia rischiano di restare senza assegno di disoccupazione

Il turismo fa flop e provoca un boom di contratti stagionali sciolti prima della scadenza prevista Ma la mini Aspi viene pagata solo a certe condizioni. Ecco come fare per non perdere l’indennità

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VIAREGGIO. Tanti, tantissimi lavoratori stagionali rischiano di perdere l’assegno di disoccupazione. Non ci sono ancora statistiche precise da parte dei sindacati, ma si teme possano essere 100 e più in Versilia. E il motivo sta nel boom inquietante di contratti sciolti prima della scadenza naturale (in genere il 30 settembre) a causa di una stagione turistica flop. Anche con richiesta di dimissioni da parte dell’azienda, dietro promessa di riassunzione nella prossima estate. Ma questa risoluzione anticipata del contratto mette in pericolo la possibilità di ricevere la mini-Aspi, cioè l’indennità di disoccupazione a requisiti ridotti che gli stagionali chiedono al termine del rapporto di lavoro estivo.

Colpa di una stagione negativa. Il fenomeno dei contratti conclusi in anticipo è stato denunciato dalla Filcams Cgil in una nota di alcuni giorni fa, a proposito delle proteste di alcune cameriere ai piani contro gli hotel in cui lavoravano. Ma tra gli stessi operatori turistici si è sparsa presto la voce di una marea di stagionali assunti a termine da bar, ristoranti, alberghi e stabilimenti balneari, a cui i titolari delle attività hanno fatto presente che non avrebbero potuto tenerli anche a settembre. Troppo negativa la stagione, troppo bassa la previsione finale di incasso. «Molte aziende - spiega Massimiliano Bindocci, responsabile della Cgil Versilia - hanno chiesto ai lavoratori di dimettersi con diversi giorni di anticipo prima della scadenza, dietro promessa di una riassunzione nella prossima estate». Il licenziamento nei contratti a tempo determinato, infatti, è ammesso solo per motivi di giusta causa. Cioè comportamenti gravissimi da parte del dipendente, che giustifichino il fatto di dover interrompere il rapporto prima della conclusione naturale del contratto.

I rischi per i lavoratori. Per poter riscuotere l’assegno di disoccupazione, anche con requisiti “ridotti”, ci sono comunque dei criteri da rispettare. Intanto, è necessario aver lavorato per almeno 13 settimane negli ultimi 12 mesi. «Chi è stato assunto a metà giugno, e ha visto interrompere la propria attività a fine agosto, o nei primi giorni di settembre - dice Bindocci - non potrà accedere alla mini-Aspi». Ma anche chi si dimette deve stare attento a come lo fa. Già, perché la mini-Aspi viene concessa solo quando l’interruzione del rapporto di lavoro è involontaria. Non viene erogata, invece, in caso di risoluzione consensuale del contratto o dimissioni. Con le eccezioni delle dimissioni per giusta causa e della risoluzioni con procedura conciliativa nella Direzioni provinciali del lavoro.

Cosa fare per avere l’indennità. Dallo scorso anno, con l’introduzione della Mini-Aspi e il pensionamento della vecchia “disoccupazione a requisiti ridotti”, la domanda per ottenere la prestazione va presentata al massimo entro due mesi dalla perdita del posto di lavoro. E chi arriva troppo tardi resta senza sostegno. Il grosso dei lavoratori stagionali della Versilia, dunque, avanzerà la richiesta nelle prossime settimane. Quest’anno, inoltre, c’è una novità che semplifica le procedure: non è più necessario passare al Centro dell’impiego prima di fare domanda (per via telematica) all’Inps. «Nel 2013 – spiegano dall’Istituto di previdenza – il lavoratore che aveva perso il posto doveva andare negli uffici del Centro impiego e registrarsi nelle liste della disoccupazione. Solo dopo questa operazione poteva presentare la domanda per la Mini-Aspi attraverso il sito dell’Inps. Adesso il primo passaggio non è più necessario: nel momento in cui si presenta la richiesta per via telematica si sottoscrive una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Al Centro impiego ci si andrà solo successivamente, per dare avvio a quelle politiche attive (colloquio, orientamento, ecc) che hanno lo scopo di ricollocare il lavoratore». In caso di difficoltà con la procedura telematica per l’invio delle domande ci si potrà rivolgere ai patronati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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