Toscana
Manzione: la mia vita divisa tra la Versilia e Palazzo Chigi
PIETRASANTA. Per farsi conoscere meglio dalla città in cui da quattro mesi vive e lavora come capo dell'ufficio legislativo del presidente del consiglio, l'ex comandante della polizia municipale di...
PIETRASANTA. Per farsi conoscere meglio dalla città in cui da quattro mesi vive e lavora come capo dell'ufficio legislativo del presidente del consiglio, l'ex comandante della polizia municipale di Pietrasanta Antonella Manzione ha scelto il più romano dei giornali della capitale. Nell’intervista al Messaggero, la prima che ha concesso da quando ha assunto il prestigioso incarico, racconta l'entusiasmo per il nuovo lavoro, le difficoltà incontrate nei meandri dei palazzi ministeriali e la vita spesa tra Palazzo Chigi e la casa del Forte dei Marmi dove il marito e la figlia l'attendono tutti i fine settimana.
Manzione, come racconta lei stessa, non è stata accolta benissimo dai dirigenti dei vari ministeri, che evidentemente la considerano troppo estranea alla macchina burocratica che Renzi ha subito messo nel mirino della sua azione rottamatrice. Ha dovuto sopportare diffidenze, evitare trappole, subire attacchi come quello di chi, per tentare di sminuirne curriculum e immagine, l'ha definita “la vigilessa”, identificandola con l'incarico di comandante della polizia municipale che - oltre che a Seravezza e Pietrasanta - ha ricoperto a Firenze, la città dove è nato il rapporto di fiducia con Renzi. «Capendo la strategicità del ruolo che sono venuta a svolgere, l'avevo messo nel conto - dice nell'intervista al quotidiano romano - è folcloristico metterla così. Quell’incarico a capo della Polizia municipale di Firenze, con la responsabilità di mille persone, non lo rinnego anzi lo ricordo con grande orgoglio. Però ero anche allo stesso tempo direttore generale di Palazzo Vecchio, cui fanno capo circa 5mila dipendenti, coordinatore del settore commercio e responsabile della Protezione civile».
Parlando con il Messaggero Manzione sottolinea più volte l’intensità del legame con il premier («la nostra è un'amicizia nata sul campo e quando mi ha chiesto di seguirlo a Roma ho accettato con entusiasmo») e spiega com'è cambiata la qualità della sua vita. «È peggiorata drasticamente - afferma - ora faccio la pendolare con Forte dei Marmi, dove ho un marito ingegnere: un uomo fantastico che però non si sposterebbe dal Forte neanche con le cannonate. E soprattutto c'è nostra figlia Carolina, che ha 16 anni e spero tanto possa essere fiera di sua madre. Faccio i conti - aggiunge - come tutte le donne con i sensi di colpa, e spero dal più profondo del cuore che un giorno Carolina non me lo rinfaccerà».
Insomma un passaggio non indolore, un ruolo difficile da ricoprire ma anche ricco di stimoli e potere. Per quanto riguarda la squadra con cui lavorare spiega che Renzi le ha dato carta bianca («ma ancora non ho chiamato nessuno, aspetto prima di capire io») mentre a chi la considera un parvenu dell'alta burocrazia di Stato manda un avvertimento: «Quando mi sento dire qui “stai attenta”, sa come mi viene da rispondere? Ma state attenti voi».
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