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Dissesto: se i tempi si allungano consiglieri a rischio condanna

VIAREGGIO. «Una volta sussistente uno dei presupposti, il Comune non ha facoltà di scelta né sul quando, né sul quomodo circa il dissesto, che si appalesa dunque atto doveroso e non connotato da...

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VIAREGGIO. «Una volta sussistente uno dei presupposti, il Comune non ha facoltà di scelta né sul quando, né sul quomodo circa il dissesto, che si appalesa dunque atto doveroso e non connotato da alcuna discrezionalità, sicché non abbisogna d'altra puntuale motivazione che l'esatta evidenziazione dei presupposti medesimi». No, a scrivere non è Salvatore Santoro, e non sono neppure i revisori dei conti del Comune: è la sentenza del Tar del Lazio per il Comune di Rocca Priora (ottobre 2010). Una sentenza non fa primavera? Ecco il bis: «È esclusa qualsiasi discrezionalità per quanto riguarda la declaratoria di dissesto. L'Ente in presenza di una accertata situazione rientrante nella previsione normativa dell'articolo 244 del Tuoel è obbligato a dichiarare lo stato di dissesto». Questa volta siamo in Liguria, deliberazione della Corte dei Conti (febbraio 2010) dedicata al Comune di Lavagna.

Ma - questa la novità portata direttamente da Livorno da Antonio Salonia che da oggi sarà segretario generale reggente del Comune di Viareggio - in piazza Nieri e Paolini va tutto bene. Nonostante 53 milioni di disavanzo da recuperare in tre anni, il preventivo 2014 che non si chiude come una valigia troppo piena, il fatto che non sia stato ripianato il disavanzo 2012 (cosa che comporterebbe lo scioglimento del consiglio comunale), nonostante un bilancio 2013 strutturalmente in deficit al quale sono stati aggiunti 4,3 milioni di spesa. Effetto doping, tanto per farla semplice. Solo che qui a nessuno viene chiesto di fare pipì. Anzi. I consiglieri comunali se ne sono andati convinti e decisi al voto di un bilancio consuntivo 2013, finito nella delibera di Giunta 140 indicato tra gli atti che hanno «violazioni e gravi irregolarità, e nel quale il ragioniere capo Santoro rileva che «per il disavanzo di previsione pari a 4.384.580,28non sono stati adottati provvedimenti significativi di riequilibrio neppure in sede di assestamento. In violazione del principio del pareggio finanziario complessivo».

Gli stessi consiglieri ai quali il sindaco Betti ha passato il “cerino” della scelta su dissesto o non dissesto. E siccome “non c’è due senza tre”, ecco il caso di Eboli nel 2003. Dopo che il consiglio comunale non aveva provveduto ad una tempestiva dichiarazione di dissesto, la Corte dei Conti condannò i consiglieri al pagamento di 15.235,48 euro ciascuno, con addebito della quota individuale di 10.329,14 per alcuni. Tra le motivazioni della condanna anche l’aver ignorato che «il Collegio dei revisori dei conti aveva indicato la strada del dissesto». E - scrive la Corte - «è quello che più conta». (d.f.)

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