Il dolore
Acido peracetico? Molto meglio di no
L’Arpat difende i controlli fatti in questi anni e dà ragione al sindaco di Pietrasanta Lombardi
PIETRASANTA. Chissà se l’acido peracetico, usato come ai vecchi tempi, avrebbe evitato questa ennesima batosta per le spiagge versiliesi. Di certo, secondo l’Arpat che di queste cose se ne deve intendere per forza, meglio non rimpiangere troppo quel disinfettante che stando alla denuncia del sindaco Domenico Lombardi a Marina veniva adoperato in modo improprio e sistematico per scongiurare i divieti di balneazione. L’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le cui analisi fatte dal 2001 al 2010 saranno ricontrollate proprio per vedere se può emergere un utilizzo sconveniente di quella sostanza, è chiarissima: «Arpat non ha mai incentivato il sistema di disinfezione dei fossi autorizzato da alcuni sindaci in quanto autorità sanitaria. All’Agenzia non è stato chiesto di esprimersi in materia e quando lo ha fatto (fin dal 2002) ha manifestato le sue perplessità. Questo per tre ordini di motivi: perché non è previsto dalla normativa ambientale; perché può avere effetti collaterali sull'ambiente;perché può avere una certa efficacia sui microrganismi indicatori di contaminazione senza necessariamente eliminare tutti quelli patogeni, rimuovendo il segnale di pericolo, ma non il rischio effettivo». Come dire: l’acido peracetico, oltre a provocare effetti ancora tutti da verificare, migliora sul momento i parametri delle analisi ma non risolve il problema, in qualche modo lo copre, lo nasconde. Più o meno le parole di Lombardi.
Peraltro, sottolinea l’Arpat, i superamenti dei limiti previsti dalle leggi vigenti, che determinano i divieti di balneazione, si sono verificati anche quando quei trattamenti venivano effettuati. Che fare quindi per non subire colpi mortali all’immagine turistica ogni volta che si vanno a fare le analisi all’indomani di un temporale?
L’Arpat - rivendicando la regolarità dell’attività di controllo delle acque condotta in tutti questi anni - indica due strade. La prima, quella definitiva, forse è stata finalmente imboccata con il vertice in Regione che ha previsto lo stanziamento di 40 milioni per dotare la Versilia e la riviera apuana di impianti fognari adeguati. Un intervento, questo, che però richiederà anni. Nel frattempo l’agenzia suggerisce un’idea: prevedere divieti di balneazione preventivi, ogni volta che piove forte, in modo da tutelare al meglio la salute dei bagnanti e avere una durata ridotta. Quello che succede ora, in effetti, è bizzarro: facendo le analisi all’indomani di un acquazzone (le date di prelievo sono stabilite a inizio stagione e non possono essere modificate a seconda del meteo) si finisce per rilevare l’inquinamento mentre i bagnanti sono tranquilli in mare e si impone un divieto che vale nei giorni successivi quando magari l’acqua è di nuovo pulita. Tanto meglio vietare sempre il bagno all’indomani di un temporale e per un periodo più breve e predefinito.
Luciano Menconi
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