Il Tirreno

Versilia

«Basta uno sguardo» I ragazzi raccontano una movida da paura

di Donatella Francesconi
«Basta uno sguardo» I ragazzi raccontano una movida da paura

Dopo le denunce della polizia per un pestaggio in Darsena, le testimonianze dei giovani viareggini spaventati

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VIAREGGIO. «Basta uno sguardo al tipo sbagliato...»: il ragazzo parla quasi a basso voce. Eppure non è più un bambino. Tutto d’un fiato esce il racconto d’inizio estate: «Davanti all’Arlecchino, a Lido, un tizio è stato sfiorato con il gomito... Il nostro amico s’è ritrovato immediatamente gonfiato...venticinque giorni di referto...E sono sempre i soliti...». Il ricordo, a frasi smozzicate, arriva oggi che Rosaria Gallucci ed i suoi poliziotti del commissariato di Viareggio hanno fissato il primo risultato di un’indagine faticosa soprattutto per il clima di omertà riscontrato: quattro denunciati, tutti versiliesi e tutti intorno ai vent’anni, per un pestaggio avvenuto nella Darsena dei locali più gettonati da giovani e giovanissimi ai danni di due coetanei di Carrara. «Guarda che davvero sono sempre i soliti», continua la testimonianza.

I soliti. Oltre alla sbronza da adolescenti, alla prima canna, al rischio di un motorino guidato senza criterio, i genitori dei giovani viareggini nell’estate appena trascorsa hanno dovuto mettere nel conto la scazzottata, la rissa, l’aggressione. Perché “i soliti” «girano ovunque ci sia gente» e cercano rogna.

Così - ora che le denunce hanno alzato il velo su quanto va accadendo nei luoghi del divertimento giovanile, c’è chi ricorda: «Mi ha colpito quanto mi ha raccontano i miei figli - è la testimonianza di un padre -. Sarà stato aprile scorso, intorno all’una di notte, proprio in viale Europa, davanti ai locali della Darsena. I ragazzi stanno andando via, entrano in macchina, Nel mentre si avvicina un ragazzo, italiano. Chiede se hanno del denaro da dargli. Gli altri si infilano frettolosi nella macchina e rispondono di non avere soldi. Il tempo di chiudere lo sportello, e dal buio spuntano in cinque o sei, diretti verso l’auto. Uno degli occupanti riesce a distrarli, poi tutti dentro e la macchina che si mette in moto, sgommando...Ma i miei figli sono rimasti molto impressionati dall’accaduto».

Impressionato anche il ragazzo, anche lui poco più di vent’anni, che nei giorni scorsi si è ritrovato il motorino bruciato dopo aver trascorso una serata in Darsena.

«Se esci devi mettere in conto che può succedere - continuano i ragazzi che hanno consegnato al “Tirreno” la loro preoccupazione, ormai sempre più diffusa -. Questi vogliono solo menare le mani ed ogni occasione è quella buona. Basta niente per scatenarli. Altro che feste ai pali: il problema non è certo quello...».

E sei i maschi sanno di potersi ritrovare ogni sera dentro una scazzottata diversa, le ragazze devono fare i conti con i furti: dopo ogni fine settimana le pagine Facebook dei 15-25enni viareggini (ma in Darsena passa tutta la Versilia, turisti compresi) sono un bollettino di guerra. Spariscono i caschi, i motorini, le borse, i telefoni cellulari.

Niente nomi, però, sul giornale. Chi racconta lo mette bene in chiaro: «Non vogliamo guai...Con quelli non si scherza...». Il clima è pesante, lo si respira anche senza insistere con le domande. E la polizia se n’è accorta - nel corso dell’indagine: «Ma noi siamo qui - è l’appello della dirigente del commissariato - pronti a raccogliere le testimonianze di chi abbia subìto prepotenze e pestaggi. Siamo a Viareggio, nel 2014, e nessuno deve ritenere di poter subire conseguenze di alcun tipo lungo la strada della giustizia di fronte ad eventi di questo peso».

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