Gioco
Egisto Malfatti e la sua Viareggio in tre luoghi dell’anima
Così Stefano Pasquinucci racconta lo chansonnier nel giorno del centenario della sua nascita
Cento anni fa nasceva Egisto Malfatti, l’uomo, il cantante, il poeta, l’innamorato che cantò la “sua” Viareggio. Ecco come lo ricorda Stefano Pasquinucci, attuale presidente della Fondazione Carnevale, ma soprattutto suo amico personale.
di STEFANO PASQUINUCCI
Erano i marciapiedi che con la bella stagione trasformavano i "sogliori" in momenti di incontro, occasioni di confronto, opportunità di crescita, tra racconti, storie ed una perduta capacità di ascoltare che permetteva alla fantasia di elaborare.
Partendo da questi presupposti recupero tantissimi ricordi che mi legano a Egisto con il quale ho avuto la fortuna di vivere numerose ed intense esperienze in un arco di tempo davvero ampio.
E se i ricordi, come credo, compongono un nostro libro inetriore, tra le tante pagine che posso in questo momento sfogliare vorrei proporvene tre, ognuna di questa legata ad un edificio.
Via Garibaldi, appunto, in quella casa "con il salotto buono sulla destra, come sempre chiuso, ed il tinello accanto all'appendice della tettoia sull'orto dove vi era la cucina" (da "Il pretesto di Egisto" di Angelo Dionigi Fornaciari), dove con l'inizio di settembre si cominciava a parlare della Festa della Canzonetta a cui proprio Egisto, nel 1946, aveva dato corpo ed anima.
In quelle stanze, giorno dopo giorno, uscivano dalla sua fedele Olivetti fogli che custodivano scenette, canzoni e personaggi che, una volta proposti sul palco del Politeama, avrebbero fatto ridere, piangere, sognare, ricordare....
C'è poi la mansarda di via IV Novembre, un piccolissimo rifugio a contatto con il cielo. Un pianoforte, una chitarra, fotografie in bianco e nero, libri e copioni, una collezione di bellissime teste in legno, opera di Inaco, raffiguranti alcuni comici italiani ed internazionali. Quanto volte con Adriano Barghetti abbiamo ricordato questo luogo e quante risate abbiamo fatto immaginando Tony Filippini impegnato a progettare nuovi spettacoli, ma essendo più alto della norma, costretto a mettere fuori la testa dal lucernaio. Uno spazio ristretto, ma aperto allo sterminato orizzonte delle sue storie, dei suoi racconti, della sua irresistibile poesia.
E ci sono, infine, i "Poveri Vecchi" dove Egisto ha visto chiudersi per l'ultima volta il sipario e dove lo andavo a trovare spesso quando uscivo dagli studi di radio Babilonia, distante pochi metri. Sentiva che presto la "vita si sarebbe messa a sedè", ma nonostante era quasi incredulo che lui, così ancora "bamboretto" dentro, dovesse esser circondato da anziani.
Per la verità non erano molte, in quei mesi, le persone che gli stavano vicine, anche perchè il suo era un carattere assai difficile, da vero e proprio istrione, in scena e nella vita. Chi non lo abbandonò mai fu sicuramente Luigi del ristorante La Lucciola che quotidianamente ospitò Egisto a pranzo, offrendogli così l'opportunità di una sorta di evasione da un destino segnato, ma solo per quanto riguarda l'aspetto corporale.
Oggi, infatti, a diciassette anni dalla sua scomparsa Egisto è più che mai presente nel cuore delle persone che lo hanno applaudito, ma anche in quello di tantissimi giovani e bambini che lo hanno scoperto attraverso i video, i dischi ed i libri.
Libri di cui forse non abbiamo ancora compreso appieno il valore reale che ci lasciano pagine non del tutto conosciute che, come scrive. va Mauro Baroni a cui va il merito di aver liberato Egisto dai confini troppo stretti del Carnevale, "contengono il tutto e particolarmente il visibile, l'udibile, il vivibile - ossia - per sintesi, tutto il sensibile".
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