Il Tirreno

Versilia

Arpat: stop ai tuffi tutte le volte che piove

La richiesta ai Comuni: «Divieti di balneazione preventivi di 48 ore nei giorni di tempo brutto»

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VIAREGGIO. Stop ai tuffi tutte le volte che piove. È la proposta di Arpat alle amministrazioni comunali della Versilia «in attesa che si completino gli interventi per ridurre l’inquinamento». Arpat ricorda, inoltre, che alla Fossa dell’Abate si rischia il divieto di balneazione permanente.

«L’area di balneazione Foce del fosso dell’Abate - scrive Arpat in una relazione tecnica - è risultata in classe “scarsa” per la quarta stagione balneare consecutiva e, se ciò venisse confermato anche nel 2014, dovrebbe essere sottoposta a divieto permanente per motivi igienico-sanitari. Il fatto, poi, che in Italia sia stato ripristinato il divieto temporaneo di balneazione in seguito ad un singolo campione prelevato, al fine di tutelare la salute dei bagnanti, tenuto conto che è del tutto casuale che il campionamento mensile possa intercettare una situazione contaminata, non sminuisce assolutamente la necessità che si faccia prevenzione attraverso la gestione e la programmazione degli interventi. D’altra parte, se simili contaminazioni sono prevedibili, allora la legge stabilisce la possibilità/necessità di diramare divieti di balneazione preventivi in presenza di evidenti contaminazioni del mare, anche in assenza di campionamenti da calendario». Di conseguenza, spiega Arpat, «le amministrazioni comunali, in attesa dei necessari interventi strutturali, potrebbero quindi valutare di stabilire (come accade in altre regioni) divieti temporanei di balneazione preventivi (ad esempio della durata di 48 ore) in presenza di giornate di pioggia e nelle zone dove è prevedibile l'apporto significativo di inquinanti fecali da parte dei corsi d'acqua».

Ribadite le origini della contaminazione del mare della Versilia: «La maggior parte di immissioni (attraverso caditoie e idrovore) di acque bianche sono contaminate da reflui di origine domestica (per commistione delle reti fognarie, per allacciamenti abusivi, eccetera); nelle vasche di tutte le idrovore le concentrazioni microbiche tendono ad accumularsi e ad aumentare, riversando nei fossi carichi ancora maggiori; le reti fognarie non sono ancora state completate in alcune zone (Roma Imperiale a Forte dei Marmi, La Versiliana a Pietrasanta e così via) e vi sono problemi di obsolescenza delle condotte esistenti; vi sono numerosi impianti di trattamento privati (fosse biologiche) poco efficienti o in cattivo stato di manutenzione ed alcuni casi di mancanza di autorizzazione, già oggetto di provvedimenti da parte dei Comuni; le precipitazioni di una certa intensità costituiscono un fattore di rischio per la qualità delle acque di balneazione e, quindi, per la salute dei bagnanti, perché movimentano questi carichi inquinanti e costringono i gestori ad attivare i by-pass dei depuratori».(m.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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