Il dolore
Trova casa la coppia accampata sulla spiaggia
Nicola ed Elisa hanno ricevuto un’offerta di ospitalità in provincia di Roma «Resteremo lì fino a novembre, speriamo nel frattempo di trovare un lavoro»
PIETRASANTA. Da ieri sera hanno un tetto sotto cui forse sarà meno complicato immaginare un domani migliore. Nicola di Blasi ed Elisa Cammera, i due campeggiatori forzati, che per un mese, senza casa e senza lavoro, si sono accampati in uno spicchio celato fra le dune della spiaggia libera di Motrone, hanno trovato casa. «In realtà si tratta di una sistemazione provvisoria: saremo ospiti di queste persone, che ci hanno contattato una volta letto gli articoli del vostro giornale, fino al mese di novembre. È però una risposta importante, che ci fa ben sperare e che ci ridà entusiasmo e voglia di guardare avanti con fiducia anche se sappiamo benissimo che il nostro quotidiano era e resta molto complicato» spiega Nicola, siciliano - Elisa è bolognese - che riusciamo a raggiungere al telefono mentre sta prendendo il treno per Civitavecchia. «Ci aspettano vicino Fregene» aggiunge.
Una vicenda, quella della coppia, che avevamo raccontato nei scorsi in cronaca. «Abitavamo a Bologna in un appartamento in affitto - aveva detto Nicola - entrambi ci davamo da fare: io sono diplomato e ho fatto diversi lavori di ufficio, mentre Elisa faceva le pulizie domestiche da alcune famiglie. Poi abbiamo perso il lavoro, abbiamo perso casa. Abbiamo perso ogni cosa e ce ne siamo andati da Bologna decidendo, alla fine, di accamparci in una tenda a Marina di Pietrasanta: con pochi soldi in tasca, l'impossibilità di trovare un'accoglienza e tante preoccupazioni».
Ma una tenda è soluzione a tempo: e così, dopo le visite, di prammatica, dei vigili, «molto disponibili e comprensivi, nella prima occasione, più intransigenti la seconda volta», Nicola ed Elisa sono stati chiamati a fare i conti anche «con una vita notturna che a Motrone, dalle parti della spiaggia libera, è tutto meno che tranquilla. Movimenti di gente su cui non voglio e non posso esprimermi, perché spetta alle forze dell’ordine preposte, ma di certo, quel posto, una volta che cala la sera, non è dei più sicuri».
Poi, una notte, il fattaccio. «È accaduto che un gruppetto di bulletti in vena di scemenze si siano buttati a peso morto sulla nostra tenda: Elisa si è così fatta male ad un occhio. Da quel momento in poi, intimoriti, abbiamo deciso di montare la guardia, a turno, davanti alla tenda, consentendo in questo modo all'altro di riposare».
Ma c'è stato anche chi, una volta letto della storia difficile di Nicola ed Elisa, si è affacciato davanti a quella stessa tenda per testimoniare vicinanza, solidarietà, aiuto concreto. «Sì, belle persone, alcune con scarse disponibilità economiche, come dei pensionati. Nonostante questo ci hanno offerto anche dei soldi. Gesti che ti emozionano, ti fanno riflettere e che ti danno il senso di come ancora oggi, nonostante la crisi la solidarietà sia sempre forte. Non smetteremo mai di ringraziarli, ma i soldi non li abbiamo voluti. - continua Nicola - cerchiamo un lavoro- e una sistemazione. Poi è arrivata questa telefonata e questa offerta di ospitalità: sappiamo bene che durerà pochi mesi e che a novembre, se le cose non cambieranno, saremo di nuovo in strada, forse ancora sotto una tenda. Ma intanto, per un po' di tempo avremo la possibilità di stare in un ambiente chiuso, protetto, vicino a persone che ci hanno dimostrato, pur non conoscendoci, sostegno. E amicizia».
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