Sicurezza
Gli amici: vi raccontiamo Mario, non Balotelli
Parlano i ragazzi che lo frequentano nelle sue puntate in Versilia. E che danno di lui un ritratto inedito
VIAREGGIO. «Amicizia? È una parola grossa, non so se sia il caso di usarla. Diciamo che tra noi e lui c’è simpatia». A parlare, soppesando le parole tanto da non farti credere che ha 26 anni, è Francesco Verona. Figlio di un ex operaio dell’Henraux, divenuto balneare ai tempi in cui sembrava che la ricchezza della Versilia non finisse mai, Francesco è un ragazzo di qui come tanti. “Lui”, invece, non lo è: si chiama Mario Balotelli, fa il centravanti del Milan e della Nazionale, e il solo fatto di esserci in simpatia sarebbe motivo di vanto per il 90% dei ragazzi di quell’età.
Ma Francesco, Michele e gli altri della compagnia non sono così. Di Balotelli parlano, e con lui parlano, come fanno per qualsiasi coetaneo che un venerdì o un sabato esce con loro. Tanto per capirsi, non passano ogni minuto a chiedergli una maglia o una firma. «Mario è un ragazzo come noi - dice Francesco - quando usciamo, andiamo a ballare nei locali dove vanno tutti. Facciamo battute, ci prendiamo in giro. E si parla di donne e motori». Figurarsi, se qualcuno non gli fa qualche domanda sulla sua Ferrari. «Ma lui quando arriva la lascia in hotel e sale con noi. Ci siamo fatti anche una foto, sul Q5. Per carità, meglio la Ferrari...».
Quando Balotelli arriva in Versilia in una delle sue pause calcistiche, chiama Michele e gli altri per andare a divertirsi. Michele di cognome fa Leonardi, ha 23 anni, è di Pietrasanta e ha conosciuto il campione rossonero perché lui e il fratello Enoch si sono innamorati dei cappellini col cancelletto. La linea si chiama #Maisenza e l’ha creata proprio Michele. Anche lui, come Francesco (che lavora con la famiglia al bagno Bonanza a Marina), tiene sempre a precisare di avere i piedi per terra: «Lavoro in un bar a La Spezia, lo porto avanti assieme a questa passione della moda. È vero che quest’ultima cosa mi sta prendendo sempre più tempo, e dico per fortuna. Ma per adesso non mi sento di lasciare niente per strada».
È stato proprio Enoch Balotelli a vedere il cappellino in questione in un negozio di Lido. E a farne innamorare anche il fratello Mario. «Con Enoch posso dire di essere amico - spiega Michele - da lì è venuta la conoscenza con Mario Balotelli. Ma confermo quanto detto da Francesco: non c’è mai stato nulla di strano nelle nostre serate. Solo un po’ di pressing della gente quando arriviamo da qualche parte. Ma ci sta». Una ressa che, assicurano i ragazzi, loro non amano: «Non so se mi cambierei con Balotelli - dice Michele - troppa confusione, troppa pressione. Preferisco la mia vita».
Per la verità uno strappo alla regola c’è stato. «Siamo andati una sera a cena al Bistrot di Forte: diciamo non proprio a portata delle nostre tasche», scherza Francesco. Già, perché bisogna sapere che Mario, pardon Balotelli, vuole che si paghi alla romana: ognuno il suo. Come si fa tra ragazzi.
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