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Versilia

Il testimone ora passa ai giovani

Il testimone ora passa ai giovani

Ventisette ragazzi da tutta Italia protagonisti del progetto “Now I know”

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SANT’ANNA DI STAZZEMA. Un simbolico passaggio del testimone, dai superstiti ai giovani, nel nome della memoria, della storia, della verità. È quello che si è compiuto per il settantesimo anniversario dell’Eccidio a Sant’Anna di Stazzema. Protagonisti gli studenti di quattro istituti scolastici di diverse zone d’Italia vincitori della prima edizione del concorso nazionale dedicato a Sant’Anna e sostenuti, tra gli altri, dal Miur.

Videointerviste, foto, collage di frasi emblematiche dei superstiti di Sant’Anna, toccanti e originali installazioni artistiche sono divenute parte della mostra “Now I know”, allestita nel Centro di accoglienza di Sant’Anna. Sono il lavoro, realizzato nel corso di una settimana, dei 27 ragazzi che hanno conosciuto i superstiti della strage, i familiari delle vittime, lavorato con gli addetti del Museo della Resistenza, vissuto i luoghi del Parco Nazionale della Pace, segnati per sempre da quella mattina del 12 agosto ’44.

«Le testimonianze in dal vivo dei superstiti sono stata la cosa che mi ha toccato di più. Nonostante quello che hanno subito – spiega Simone Mastronardi, al quarto anno del Liceo cinematografico di Roma - verso i tedeschi non provano rancore, e non hanno perso la speranza nella pace». Simone ha realizzato un video con Enio Mancini e un bambino che interpreta lui da piccolino mentre scappa dopo che il soldato delle SS spara i colpi in aria e lascia libero lui e i suoi familiari. «Il racconto di Mancini è quello che mi è rimasto di più nel cuore» dice.

«Abbiamo creato un blog iooraso.wordpress.com – commenta Claudio Ciampi del liceo scientifico di Catania - con il quale volevamo condividere la nostra esperienza con altri ragazzi italiani e in meno di una settimana abbiamo avuto 4 mila visite. Una delle cose più significative è stata sentire la storia di Cesiera Pardini davanti casa sua, dove settant’anni fa arrivarono i tedeschi. Ci ha spiegato dove furono piazzate le mitragliatrice e cosa accadde dopo. È emozionante guardare queste persone negli occhi metri ti parlano». Giordania Ventura e Carolina Cavallaro sono di Catania. «È stata un’esperienza faticosa allestire la mostra - raccontano - ma siamo soddisfatte perché è stata bella. La lezione più grande ce l’hanno data i superstiti che abbiamo incontrato, come Enrico Pieri e Siria Pardini, oltre ai figli e nipoti. Mario Marsili (figlio della medaglia d’oro Genny Bibolotti Marsili) ci ha detto che è nato due volte: una volta nel grembo di sua madre e poi quando lo ha salvato. Porteremo la testimonianza di questa esperienza ai nostri compagni». (t.b.g.)

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