Il Tirreno

Versilia

il passato

Operazioni fantasma e continuo ricorso ai mutui

VIAREGGIO. Il sindaco Leonardo Betti, al quale i revisori dei conti del Comune, hanno detto che l’Ente è al dissesto stigmatizza i giornalisti che seguono quotidianamente le vicende dei conti...

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VIAREGGIO. Il sindaco Leonardo Betti, al quale i revisori dei conti del Comune, hanno detto che l’Ente è al dissesto stigmatizza i giornalisti che seguono quotidianamente le vicende dei conti pubblici, «appassionandosi» - così in un post (poi corretto) sulla sua pagina Facebook - «sulla annosa questione dissesto/predissesto». Che evidentemente, secondo il primo cittadino, non è tale da appassionare. Eppure, la relazione del ministero dell’economia (Mef), accende i sensi più dell’ultimo romanzo hot. Non tanto per il presente, quanto per un passato che chi abbia attraversato la politica cittadina negli ultimi quindici anni, non può non avere visto.

La relazione dell’ispettore del Mef Luciano Cimbolini è ricca di allegati. Che è bene leggere con attenzione. A cominciare dalla relazione allegata al bilancio di previsione 2011 che porta la firma dell’allora direttore generale del Comune, Edoardo Rivola, e dell’allora ragioniere capo, Maurizio Nieri. I quali scrivono: «La situazione del 2011 rappresenta soltanto l'ultima manifestazione di un fenomeno ormai storicizzato del Comune di Viareggio». Fenomeno così spiegato: «Nel corso degli anni, infatti. non è mai stata invertita la tendenza di certi fenomeni di spesa rispetto all'andamento calante delle entrate. Venendosi così a creare un gap che sta gradualmente assumendo dimensioni sempre più significative e che necessita di una razionalizzazione immediata».

Una delle cause del disastro, ormai è noto, è il continuo inserimento nei bilanci viareggini di entrate straordinarie mai realizzate. Detta in cifra fa un’altra impressione: «L’anno 2008 (l’ultimo della decennale amministrazione Marcucci, ndr) - scrivono Rivola e Nieri - «vide l'inserimento di entrate straordinarie per 4 milioni e 400mila euro, realizzate solo per 25mila euro. Con chiusura del consuntivo in disavanzo per 6 milioni e 461.149 euro».

Ma il “ritorno al passato” non è terminato. Perché - si legge ancora - «sul fronte dell'indebita mento pesano molto le scelte gestionali fatte negli anni passati». A cominciare da quanto accaduto tra 1996 e 1998, quando «furono portate avanti operazioni di rinegoziazione di mutui con la Cassa depositi e prestiti e con altri Istituti privati, che hanno finito con l'appesantire progressivamente i bilanci dell'Ente nel tempo. Si sono, infatti, cumulati nel tempo i vecchi debiti"posticipati" con quelli scaturenti dalla contrazione di nuovi prestiti, necessari per far fronte alla realizzazione delle nuove opere pubbliche di volto in volta programmate».

Ed infine: siamo nel 2011, come detto, ed il “nodo” Viareggio Patrimonio era netto sul finire dell’amministrazione Lunardini e tale e quale è passato nelle mani del commissario prefettizio, Domenico Mannino: «Operare attraverso la Viareggio Patrimonio ha fatta sorgere tutta una serie di partite credito/debito da compensare, con indubbi svantaggi di natura finanziaria per l'Ente».

Senza contare, concludono Rivola e Nieri, che «le entrate tributarie che avrebbero dovuto affluire a date certe nelle casse del Comune vengono in parte trattenute dalla società per il finanziamento delle altre attività svolte, cosa questa che crea non pochi problemi di liquidità per l'Ente».

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