Il Tirreno

Versilia

Ecco il monumento al paese che protesse e salvò 1500 ebrei

di Corrado Benzio
Ecco il monumento al paese che protesse e salvò 1500 ebrei

Realizzato in città e firmato da Ivan Theimer che ha vinto un concorso bandito dal borgo di Dieulefit in Provenza

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PIETRASANTA. Per noi italiani quel nome dice poco. O forse nulla. Ma basterebbe aggiungere che a Dieulefit 10 cittadini sono stati proclamati da Israele «Giusti fra le nazioni» per capire che il piccolo borgo francese ha una storia tutta particolare e molto commovente .

Fra il 1944 ed il 45 in Alta Provenza (sopra Avignone per intenderci) furono nascoste e protette oltre 1500 persone, in gran parte ebrei (grandi e bambini) ma anche prigionieri Alleati, piloti abbattuti, partigiani e resistenti comunisti.

La cosa incredibile è che nessun abitante di Dieulefit (coi dintorni in tutto 4500 residenti) denunciò alle autorità di Vichy o alle Ss questa presenza. «Nul n’est étranges» è lo slogan di Dieulefit: nessuno è straniero. Dove il sindaco dell’epoca stampò carte d’identità e tessere annonarie false per dare un ruolo e far mangiare i rifugiati. Comprese le carte per il carbone e per acquistare benzina in modo da spostarsi in auto.

La storia di Dieulefit è venuta fuori in tutta la sua magnificenza umana solo nel 2008 grazie ad un libro di una studiosa francese. E fra due mesi, il 31 ottobre, in paese verrà inaugurato un monumento per ricordare questo episodio unico di «Resistance civile».

Un monumento che stanno completando in questi giorni gli artigiani di Pietrasanta. A firmarlo è Ivan Theimer, grande scultore ceco con casa a Monteggiori e opere in tutto il mondo.

«Ho vinto questo concorso internazionale – racconta lo scultore mentre passeggia nelle strade del centro storico – e ne sono fiero per quello che deve rappresentare. E sono orgoglioso che all’opera partecipino tanti artigiani pietrasantini». La parte in bronzo è stata fusa dalla ditta di Francesco Mutti mentre la parte marmorea è frutto del lavoro della Aldo Pesetti, altro vertice dell’artigianalità versiliese. Di fatto l’opera rappresenta un grande abbraccio. Quello che Diuelefit dette ai suoi protetti.

La storia di questo monumento è rimasta abbastanza nascosta. E’ venuta alla ribalta quando a Theimer è stato chiesto che fine avesse fatto il monumento che celebrava i due secoli di fondazione della Scuola Normale di Pisa. Theimer ha vinto il concorso ma il lavoro non si fa, almeno per il momento. Ne ha parlato anche con Salvatore Settis, ma tutto è fermo. Tutto diverso in Francia. E del resto l’arte e i beni culturali in genere hanno gestioni a Parigi e dintorni che copia tutto il mondo (Italia esclusa, naturalmente, siamo già bravi a sbagliare da soli).

Oltralpe Ivan Theimer è giustamente famoso. Fra le sue opere più celebri la grande installazione dedicata ai Diritti dell’uomo. Fu ordinata a Theimer per i 200 anni della Rivoluzione francese ed installata in un luogo simbolo di Parigi, nella spianata del Campo di Marte, fra la Tour Eiffel e l’Ecole militaire.

Oltralpe lo scultore ha firmato anche la colonna di Bordeaux, dedicata alla capitale mondiale del vino. Theimer, che ricorda nel profilo il sommo Michelangelo, ha ricevuto la cittadinanza francese, lui che è ufficialmente apolide dopo la fuga da Praga invasa dai carri armati sovietici nel fatidico 1968 . E dopo che decise di venire a vivere in Toscana.

Dieulefit (il cui stemma vede in primo piano i delfini) è una storia straordinaria. Compreso il fatto che il lavoro sullo spazio dove verrà posta la scultura è stato appaltato ad una impresa edile guidata dal figlio di un immigrato italiano. Tanto per ricordare il ruolo dei «macaronì» nello sviluppo del paese (e per dimenticare la pugnalata alle spalle che gli demmo nel 1940, mercè Mussolini ma con piazza Venezia stracolma di folla urlante).

Una storia straordinaria quella francese se la paragoniamo anche a Stazzema, oggi che è l’anniversario della strage. Nel borgo verde dell’Alta Provenza nessuno denunciò nessuno. Una compattezza incredibile che coinvolse anche i professori che insegnarono ai bimbi ebrei e i medici che curarono tutti questi fuggiaschi. A Sant’Anna, invece, i reparti nazisti furono guidati da italiani, anzi da versiliesi.

Anche la Francia ha avuto i collaborazionisti, Vichy, le spie che denunciavano i maquis (l’eroe della Resistenza francese, Jean Moulin, fu denunciato ai nazisti da uno dei suoi). Ma tutto questo non accade in questo piccolo paese che aveva un parroco cattolico (che nascondeva tutti: dai soldati alleati ai comunisti) ma era in maggioranza protestante. Con il pastore che mandava a scuola i bambini ebrei.

Un miracolo, sicuramente, che verrà ricordato con questo monumento perchè non cada l’oblio a 70 anni da quei fatti er mentre i testimoni se li porta via il tempo.

Un monumento è quello che vuole fare - lo ha ribadito più volte in questi giorni – il presidente della Toscana Enrico Rossi. Che propone di costruire un memorial della Resistenza e delle truppe alleate che liberarono, giusto 70 anni fa, la nostra regione.A Pietrasanta non mancano certo artisti e artigiani pronti a farlo.

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