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VIAREGGIO COME ERI (E SEI) BELLA
di SERGIO VANNUCCHI Pensai alla mia bella città accovacciata come un cucciolo addormentato sulla battigia del mar Tirreno. Bellissima baciata dall'aurea luce del sole, con la pioggia grigia e...
di SERGIO VANNUCCHI
Pensai alla mia bella città accovacciata come un cucciolo addormentato sulla battigia del mar Tirreno. Bellissima baciata dall'aurea luce del sole, con la pioggia grigia e sferzante, sotto le stelle che spargono una sorta di pallida polvere argentea sui tetti delle case più basse e su quelli di alti palazzi quieti nella gelida oscurità. Bellissima con il soffio sferzante del vento di libeccio che imbestialisce il mare e scaglia rumoreggianti onde biancheggianti a flagellare la spiaggia. La mia bella città, così solare e vera, viva e frizzante come champagne che gorgogliando scende a riempire la coppa di cristallo. Grigia in taluni punti, colorata in parecchi altri, triste ed esaltata secondo le circostanze, dove rispetto e amicizia rappresentano il pane quotidiano delle persone... quelle più semplici e umili in modo particolare.
Viareggio, dove l'occhio di diamante del cielo è così terso da far male alla vista, dove la spiaggia grigia è vasta come una prateria, e dove la cristallina limpidezza dell'acqua nelle vicinanze della riva si mescola a poco a poco con lo scintillante azzurro intenso del grande Tirreno. Viareggio con i tetti e i balconi delle case che si tingono di pastelli gialli e rosei all'alba, purpurei al tramonto. Viareggio, con la bella Madonnina del molo che dall'alto del suo eterno piedistallo di pietra vigila come una mamma apprensiva sull'infinità inquietante del mare e su tutti i suoi figli pescatori. Viareggio, con il grande orologio della Fiat che da oltre un trentennale monta la guardia sul luminoso boulevard. Con il Caffè Margherita dove il grande Giacomo Puccini ideò musica immortale e dove Lorenzo Viani dipinse la grandiosità dell'arte, che sfoggia con morigerato orgoglio il suo invulnerabile stile liberty. Con piazza Cavour, la piazza del mercato, il grande stomaco della città: chiassoso, volgare, puzzolente finché volete, ma così viva e vera. Viareggio con il teatro Politeama dove persone di ogni età e di ogni ceto si riuniscono annualmente per assistere alla " Festa della Canzonetta" ovverosia la festa del Carnevale e dell'intera cittadinanza. E lo stabilimento balneare Oceano, che frequentavo con Chubasco e tutta la ghenga quand'ero ragazzo, dove ci scatenavamo a tal punto da fare ammattire le due titolari: la dolcissima Mara e la vulcanica Roberta. Quando ti aspetti di aver visto tutto nell'infuocato tramonto marino della sera prima, eccoti la visione di un'alba rosea che fa capolino dalle cime rocciose dei monti più alti. Viareggio, con i suoi grandi cantieri navali pieni del rombo di ribaditrici e dei sibili nervosi e scintillanti delle saldatrici. E poi il suo carnevale, immortale e leggendario, amato e ammirato non solo da tutti i suoi figli devoti, ma da ogni persona del pianeta terra che ha la fortuna di assaporarne l'affascinante maestosità.
Viareggio, con il morbido polmone verde delle sue centenarie pinete e delle fonde colline che ergendosi a spalla a spalla profilano il perimetro rigoglioso della periferia. Con le alte cime dei monti Apuani che sembrano abbracciare la città.
Cavolo, Viareggio. Che meraviglia!
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