Sicurezza
Panariello: cara Versilia quanto sei cambiata
«Troppi stranieri e troppa movida, ma resti bellissima»
FORTE DEI MARMI. «La Versilia, io, ce l'ho nel cuore. È una terra che amo profondamente anche se oggi subisce l’invasione dello straniero danaroso, del lavarone, della crisi. Siamo invasi e allora è meglio staccare la mente e riderci su». Giorgio Panariello, sulla soglia dei 53 anni e nel mezzo di un tour «dove la gente, pur di entrare e assistere sta anche in piedi e questo non mi era mai capitato», volge lo sguardo a un passato «che non posso dimenticare. La mia adolescenza e la mia crescita umana e professionale sono state in Versilia. Qui ho gli amici di sempre, tanto che uno di questi da anni lavora con me, qui ho i rimpianti e i ricordi. E sempre qui torno, perché è la mia casa. Certo, molto è cambiato, ma del resto tutto con lo scorrere del tempo cambia».
Cosa non le piace della Versilia di oggi?
«Questa invasione di stranieri, ad esempio, che vengono, vedono e comprano. Vivo con apprensione la vicenda dell’asta delle spiagge, se mai sarà dovranno esserci paletti ben definiti per evitare che finisca in poche mani. Detto questo c’è una crisi tremenda e quindi, alla fine, anche lo straniero - che sia russo o non russo - è vitale per l'economia locale. E poi, lo posso dire?, non mi piace in modo particolare il nostro mare».
Come non le piace il mare?
«Non equivochiamo: il mare mi piace e anche molto, ma è il nostro, con quel colore di fondo di talune giornate, a non esaltarmi. Ci salvano le spiagge, quelle sì splendide, grazie anche alla maestria dei nostri bagnini, degli stabilimenti».
Che estate è quella 2014?
«Perché siamo in estate? Io ho fatto una proposta: visto che l'Italia è un paese, oramai, tropicale, spostiamo le stagioni e l'estate la facciamo partire da settembre e vediamo se va meglio. E poi c'è così poca gente in giro, ma dove si sono nascosti?».
Lei fa tournée in ogni angolo del Belpaese: i segnali di crisi, spettacoli esauriti a parte, li riscontra anche altrove?
«Eccome se li riscontro: qualche giorno fa ero ad Ostia: hanno chiuso un vialone per renderlo pedonale. Bene, su quel vialone, la sera, si contavano due, forse tre pedoni. Se non è crisi questa».
Matteo Renzi, già da bambino, veniva al mare in Versilia: ha mai avuto un incontro ravvicinato con Mario il bagnino?
«E certo che l’ha avuto: Mario ha visto questo bimbetto di 8 anni sulla spiaggia, gli ha chiesto, “e te che classe fai”, e il piccolo Matteo un po' indispettito gli ha risposto, “come che classe faccio? Io sono già preside”».
È vero che Renzi veniva ad assistere ai vostri spettacoli di Vernice Fresca?
«Sì, è così. Si metteva nelle prime file, rideva, si sbracciava. Tutto noi conoscevamo Renzi e infatti ha un po' assorbito, con le sue battute, con la sua gestualità, il modo di fare comicità di noi toscani. Insomma, lo abbiamo visto crescere. È uno showman, uno che sa muoversi bene e che sa farsi ascoltare. Gli voglio dare fiducia, anche perché se fallisce pure lui, si va a picco, temo».
C’è chi dice che il successo, elettorale, lo abbia però cambiato.
«Può sembrare arrogante, in taluni casi, ma non lo è. E poi è anche normale quando ottieni un riscontro di voti così plebiscitario che qualcosa possa anche modificarsi nel tuo atteggiamento, ma lo ritengo un fatto fisiologico, normale. E comunque è da molto che non lo vedo, ha ben altro da fare che chiacchierare con un comico».
A proposito di comici: Grillo si dà alla politica, Benigni ci ha sempre sguazzato e Panariello?
«E io continuo a fare il comico. Per carità, durante il mio spettacolo - “Panariello e basta 2.0”, sabato 16 agosto a Villa Bertelli a Forte dei Marmi, ndr - si parla anche di politica, ci ridiamo su: la Merkel, Renzi, Boschi, Brunetta, insomma le battute si fanno, però io credo che in quell’ora e mezzo o due di spettacolo, le persone vogliano evadere, sorridere. Non pensare troppo. E allora non solo attingo dal passato, da quello che sono stato, ma propongo nuovi personaggi: Suor Cristina e la sua hit “Il Vangelo in una stanza”, Balotelli, Schettino. Il grande Dante Alighieri, visto come va il mondo, la Divina Commedia oggi la dovrebbe riscrivere quasi tutta».
Nel frattempo la Versilia continua a dividersi dietro mille campanilismi: ha ancora un senso, oggi, porre steccati fra un comune e l'altro?
«No, lo trovo profondamente sbagliato. In pratica sono cittadino onorario di tutti i paesi versiliesi, in ognuno di loro mi riconosco e trovo quindi anacronistica ogni divisione o voglia di mettere distanze. Devono ragionare come un soggetto e un marchio unico, quello della Versilia, mantenendo, ovvio, ogni specificità. Perché solo così facendo riesci a reggere l’urto della crisi e a fare funzionare al meglio la macchina burocratica».
Eppure Forte dei Marmi e Pietrasanta si contendono il titolo di capitale della cultura versiliese.
«Una volta a Pietrasanta ci si andava solo per la fiera di San Biagio: oggi è una cittadina meravigliosa, con quell'atmosfera vagamente francese che la rende viva, artisticamente protagonista. Ma anche Forte ha le sue bellezze: devono unirsi, devono dare continuità con cartelloni unici di spettacoli, mostre, iniziative. Gli steccati non devono più esistere».
Da tifoso milanista cosa dice al “versiliese di adozione” Adriano Galliani?
«Ecco, finalmente, qualcuno che mi riconosce come tifoso rossonero. La gente mi incontra per le strade e mi urla, “forza Viola”. Per carità, a me la Fiorentina sta molto simpatica, ma io da sempre tifo Milan. Conosco Galliani, che è persona ironica e disponibile, ma non saprei proprio che chiedergli. Qui c'è un problema di soldi: abbiamo venduto un po' tutti i più grandi, evidentemente per riassestare il bilancio e di conseguenza Galliani fa quel che può, al limite gli chiederei di rinforzare la difesa. E poi, comunque, c'è Pippo Inzaghi».
Vi conoscete?
«Ci siamo incontrati di recente a Formentera: sembrava di stare nel ritiro di una squadra di serie A visti i giocatori che c'erano da quelle parti. Inzaghi, una sera, si è messo a fare il dj: se cambia i giocatori come cambiava i pezzi musicali, visto il suo entusiasmo, quest’anno si vola».
Cosa è rimasto della vita notturna versiliese?
«Ci sono discoteche e fiumane di persone. Non mi piace. Certo, i locali ci sono sempre stati, e meno male, ma adesso mi sembra che si esageri. La Versilia, la sera, in particolare in estate, deve sapere proporre anche altro: arte, cultura, spettacoli di intrattenimento, feste popolari. Qualcosa c’è, ma non è sufficiente. Questo litorale non si deve omologare, non deve snaturalizzarsi. Le nostre tradizioni, vanno mantenute. E rispettate».
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