Gioco
Il caso Del Pistoia scuote la politica
Certificazione antimafia negata dal Prefetto: la vicenda sfiora le società partecipate del Comune
VIAREGGIO. L’interdizione prefettizia antimafia a carico della società “Manutenzioni Toscana Srl” della famiglia Del Pistoia che conta due partecipazioni societarie (pur con altre imprese) in società con i Comuni di Viareggio e Camaiore, scuote la politica. La risposta che si delinea è quella di tracciare una linea netta tra impresa e impresa: quella soggetta alla perdita della certificazione antimafia e quelle socie del Comune. Ma il vento di legalità che da un po’ di tempo attraversa la città, e che ha portato a questo segnale forte, nasce da presupposti giuridici che non possono essere ignorati. Primo fra tutti la natura stessa del provvedimento, che viene emesso quando vi siano elementi tali, sulla base di indagini di polizia, da fare ritenere che esista «un'effettiva possibilità che sussista o possa sussistere» un’ingerenza mafiosa». Nel ribadirne consistenza ed effetti, una sentenza del Consiglio di Stato del febbraio di quest’anno, con la quale i giudici - nel confermare un provvedimento a carico di un’impresa - valutano le infiltrazioni proprio «in relazione ai legami familiari e al contesto socio economico in cui operava la società». Non un ambito limitato, dunque.
Incalzato dal “Tirreno”, così si è espresso il sindaco Leonardo Betti: «Ci dispiace essere stati informati non dal socio ma dai giornali. Fisseremo una riunione e chiederemo spiegazioni. Per noi la legalità rappresenta la priorità». Sulla vicenda si fa sentire anche il primo cittadino di Camaiore, Alessandro Del Dotto: «Ho appreso della notizia dalla stampa e attendo di conoscere dagli interessati, formalmente, le ragioni e i contenuti del provvedimento. È chiaro che la nostra richiesta è legittima perché non voglio che le vicende di cui si discute lambiscano, anche minimamente, la credibilità e l'affidabilità di chi si è preso il compito di lavorare con e a servizio delle amministrazioni, che per legge possono e debbono pretendere contraenti e/o soci rispettosi della legge e delle regole». Ma Del Dotto non si ferma qui e aggiunge, specificando di parlare «con alcun pregiudizio e nessuna condanna preventiva»: «Se non ben chiarite, vicende come queste alimentano sospetti e dubbi che i sindaci e soci non possono consentire si radichino nell'opinione pubblica e minino il rapporto di fiducia indispensabile alla sopravvivenza del partenariato e delle collaborazioni».
Una richiesta di chiarimenti arriva dai consiglieri di Viareggio Sandra Mei e David Zappelli (entrami del Pd), Geronimo Madrigali con Chiara Bozzoli (tutti e due di Sel) e Rossella Martina (lista civica): «Anche se la misura è preventiva, non possiamo che chiedere ai presidenti delle due partecipate - Sea risorse e Mover - di verificare l'assoluto e rigoroso rispetto della legalità all'interno delle società e di prendere tutti provvedimenti che si dovessero rendere eventualmente oltremodo necessari». Per il Movimento cittadini interviene Gabriele Chelini: «Non bastavano le indagini della Procura di Lucca sulle banchine del porto... Assistiamo in questi giorni ad un incredibile susseguirsi di segnali, vicende, notizie che comportano il ragionevole sospetto che vi sia, nella nostra città un profondo gap di legalità. I viareggini non possono oltremodo tollerarlo».
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