Il Tirreno

Versilia

In carcere innocente «Ora lo Stato paghi per ciò che m’ha fatto»

di Luca Basile

L’ex assessore Benedetti racconta l’incubo giudiziario «Ho fiducia nella giustizia ma certa magistratura fa paura»

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PIETRASANTA. «Sono stato in carcere 32 giorni e altri 50 agli arresti domiciliari: poi, un giorno, mi hanno detto che si erano sbagliati. Adesso lo Stato mi deve risarcire per questa detenzione ingiusta che mi ha quasi ucciso dentro». Alfredo Benedetti oggi ha 68 anni e della giunta Mallegni, che nel 2006 finì nel vortice del processo sulla corruzione a palazzo, era uno degli esponenti di maggiore riferimento. «La Procura di Lucca mi omaggiò di una decina di capi di imputazione: dalla concussione all’abuso di ufficio, dalla corruzione all'associazione a delinquere. Sono stati sei anni di saliscendi umorali, di tormenti, di paure e di vergogne: anni che nessuno potrà restituire né al sottoscritto né ai suoi cari. Però, alla fine, la magistratura giudicante ha cancellato tutte le ipotesi formulate dalla magistratura inquirente e sono stato assolto con formula piena. Oggi posso dire di essere tornato a vivere, anche se la paura non verrà mai meno».

Perché continua ad avere paura?

«Chi indaga parte dal presupposto che sei colpevole: sono stato accusato, ad esempio, di concussione, l’inquirente riteneva che avessi tentato di mettere le mani sul terreno di un vicino facendomi forte del mio ruolo di politico. Ecco, se quel vicino non avesse dichiarato di non conoscermi come assessore, cosa sarebbe successo della mia persona? I confini, in queste inchieste, sono molto labili. È ragionevole avere paura».

Con il Comune di Pietrasanta avete trovato un accordo per il pagamento delle notule dei legali: soddisfatto?

«Sì, perché si chiude un altro capitolo di questa vicenda: in realtà la notula iniziale era di 251mila euro, poi il sottoscritto ha rinunciato agli acconti versati ai suoi avvocati inizialmente - continua Benedetti - e i miei stessi legali, Enrico Marzaduri e Riccardo Carloni, che ringrazio per la competenza e l’umanità che mi hanno dimostrato in tutti questi anni, hanno a loro volta rinunciato ad un'altra fetta sostanziosa dell'onorario. Oggi l'intesa con il Comune, è definitiva, - 147 mila euro, ndr».

Cosa è cambiato con l'incarcerazione?

«Ogni cosa. È brutto vedere le persone, anche quelle che ritenevi amici, evitarti. Coglievo imbarazzi, sguardi fugaci, sorrisetti di circostanza. E poi quanti individui miseri, quanta cattiveria. Un dolore continuo. Lo stesso dolore che hanno dovuto provare i miei figli, la mia famiglia. Sapevo di essere innocente, ma quando sei marchiato dal carcere, c’è poco da fare. In questo paese anche se ti assolvono, resti quello che è finito in galera. E per questo motivo lo Stato deve risarcirmi quello che mi spetta per danni morali e fisici ingiustamente subiti. Ho già inoltrato domanda al tribunale di Firenze. Un percorso, a prescindere da quello che otterrò - Benedetti ha chiesto una cifra superiore ai 250mila euro, ndr - si deve completare. Poi sarà tempo di voltare pagina».

Oggi ha fiducia nella giustizia?

«Per esperienza personale temo, come ho detto, la magistratura inquirente mentre ho più fiducia in quella giudicante. Però mi domando: come è stato possibile innescare una maxi-inchiesta di questo genere dove tutti sono stati assolti, non è stato presentato neppure appello e che nella sostanza, processo e risarcimenti inclusi, costerà alla comunità 4, forse 5 milioni di euro?».

Lei ha una risposta?

«Sì, ma la tengo per me».

Ha chiuso con la politica?

«Senza alcun dubbio: mi godo la vita, i miei nipoti, la mia famiglia. Già avevo sbagliato nel tornare per 3 anni, dopo il carcere, a fare l’assessore. Non ripeterò quell'errore».

E a Massimo Mallegni, di cui si vocifera una possibile candidatura a sindaco nel 2015, cosa consiglia?

«Di non farlo, sempre che questa sia la sua intenzione. Il mio è un consiglio da amico. Mallegni vincerebbe facile, non avrebbe neppure bisogno di fare stampare i manifesti. Ma, come detto, è ragionevole avere paura. Il nostro percorso politico-amministrativo è stato cancellato da un'inchiesta giudiziaria: se ne faccia una ragione anche lui e guardi altrove».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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