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Niente bagni in mare almeno fino a domani

Niente bagni in mare almeno fino a domani

Terzo giorno di divieti per l’acqua inquinata. Forse arriva la revoca Betti: «Incrociamo le dita», ma scoppia la polemica su Facebook e in spiaggia

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VIAREGGIO. E con oggi siamo a tre. Tre giorni di bagni vietati sul lungomare di Viareggio, in Passeggiata e su Terrazza della Repubblica fino a Fossa dell’Abate e poi anche un poco più in là, a Lido di Camaiore. Almeno sessanta bagni coinvolti a Viareggio. Sei quelli di Lido.

E se si potrà tornare a tuffarsi in mare viareggini, turisti, operatori economici lo sapranno solo domani quando i sindaci Leonardo Betti per Viareggio e Alessandro Del Dotto per Camaiore, potranno revocare i divieti di balneazione. A patto che, ovviamente, dai prelievi di acqua effettuati ieri mattina dai tecnici dell’Arpat arrivino buone notizie. Per ora resta l’allarme inquinamento dovuto alla presenza di quantità - più del doppio dei livelli massimi consentiti - di escherichia coli nelle acque del mare. Quelle prelevate lo scorso lunedì. La presenza del batterio intestinale è il segnale che in mare sono finite acque della fognatura nera non depurate.Scarichi abusivi? Perdite dovute a malfunzionamenti di inpianti? L’effetto delle intense piogge? Il dibattito è aperto. E da tempo. E un responsabile vero e proprio ancora non c’è. C’è solo l’ennesima tegola su una località balneare già martoriata dalla crisi e dal maltempo che di tutto aveva bisogno tranne che della più grande emergenza ambientale legata al mare degli ultimi tempi.

Le polemiche sul web. Anche per questo, probabilmente, in tanti non hanno gradito il modo con il quale il sindaco Betti, sul proprio profilo Facebook, ha annunciato ai concittadini i tempi entro i quali arriveranno le controanalisi dell’Arpat: «solo venerdì mattina ci darà le risposte formali» ha scritto chiudendo la conversazione con l’hastag «#incrociamoledita». «Ma che vadano tutti a lavorare!!!» ha scritto qualcuno. E ancora «nel Golfo del messico non hanno incrociato le dita ma mosso le chiappe». «Incrociamo le dita ma non le braccia» afferma il pubblico sul web. Che in qualche caso se la prenda con la stessa Arpat e più spesso chiede chiarimenti alla pubblica amministrazione: «ma lunedì 4 che abbiamo fatto il bagno tranquilli l’acqua com’era?» scrive ad esempio la mamma di un bimbo di due anni.

Da dove arrivano i liquami? «Io aspetto ma non incrocio le dita, o meglio le braccia - spiega sul versante lidese il sindaco Del Dotto - Camaiore ha già speso 300mila euro per la Fossa dell’Abate». Fossa sulla cui foce da anni si registrano sforamenti nelle quantità di batteri pericolosi per la salute dei bagnanti. Insomma: qualcosa comincia a muoversi per risolvere il problema. Anche se stavolta sotto accusa non sembra esserci solo Arpat. È la prima volta che si verifica un maxi divieto a sud di Lido di Camaiore e c’è chi, in municipio a Viareggio, sospetta che la causa possa essere non Fossa dell’Abate ma il Burlamacca.

L’escherichia e la politica. Alle dispute tecniche e alla comprensibile preoccupazione di bagnanti e operatori turistici nelle ultime ore si è affiancato un vivace dibattito politico. Di una «vera e propria sciagura per l'economia turistica della Versilia ed in particolare di Viareggio» parla lasenatrice Manuela Granaiola (Pd). «I fatti di queste ore - continua con una vena critica nei confronti delle amministrazioni locali - ci ricordano l'urgenza e l'importanza di tornare ad affrontare la situazione con la dovuta attenzione e continuità». «La Regione e l'amministrazione comunale di Viareggio si assumano la responsabilità del gravissimo colpo inferto al settore balneare e all'immagine turistica della città» tuona la deputata viareggina di Forza Italia Deborah Bergamini. E con il governo toscano se la prendono anche i consiglieri regionali Giovanni Donzelli e Marina Staccioli di Fratelli d’Italia. Mentre l’opposizione consiliare viareggina, con Massimiliano Baldini (movimento Cittadini), punta il dito contro la cattiva pubblicità per Viareggio dovuta alle mosse dell’amministrazione in carica. «Tutto questo poteva essere evitato» scrive Max Bertoni (M5S) che se la prende con l’immobilismo della politica. E al coro di critiche si aggiunge Alessandro Santini (Fi) che ritiene il sindaco Betti responsabile della lentezza con la quale i balneari sono stati informati del divieto.

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